Wreck And Reference

No Youth

2012 (Flenser Recordings) | lo-fi electronic doom, experimental

Basterebbe la copertina, basterebbe il titolo. Eppure non fermiamoci a questo, ma andiamo oltre, almeno fin dove è concesso, dato che il mistero avvolge l'entità Wreck And Reference, formazione californiana di Davis ma che dice di provenire da una "landa ululante" (Howling Waste).
Appena un anno fa pubblicavano "Black Cassette", un album oscuro e malsano ma ancora acerbo. Poi, una lenta maturazione, passata anche attraverso il contatto con Colin Marston che, dietro il banco del mix, ha contribuito a rendere questo "No Youth" un disco ben più riuscito del suo predecessore.

Si definiscono una lo-fi electronic doom band e potete creder loro sulla parola, perché quelle che invadono l'ambiente, quando parte la prima traccia, sono ragnatele putride, spirali di ruggine che si nutrono anche di scorie wave e industrial, viscide mucillagini metalliche, quasi come se gli Infidel?/Castro! facessero una cover di Runhild Gammelsæter. Incubi quali "Nausea" e "Solstitial" contribuiscono a rendere carne viva il loro manifesto ("The foundation of man, purified and alone, pitted against collusion of the modern washing away in metallic paints") attraverso deliri mutanti, torturati fotogrammi post-atomici o, ancora, lungo le schegge velenose di nenie Current 93 che trasformano desertificazioni sinfoniche in disumanizzati lieder dell'horror vacui.
Brani anarchici e inquietanti, insomma, in cui l'oscurità convive con repentine bordate di ruvidezze luccicanti ("Inverted Soul"), dove l'inferno è un paesaggio palpitante e vivo, nascosto tra fremiti di archi, declamazioni tenebrose e cascami Gnaw Their Tongues ("Cannot").

A partire da "I Am Sieve", poi, il copione si fa ancora più sanguinoso e i collassi emotivi si trasformano in invocazioni di lacrime e sangue, in anthem-precipizi. "Obedience", dunque, mentre sparge geometrico furore, finisce per inglobare finanche dissociazioni Don Bradshaw-Leather; "Winter" raggela, invece, con manipolazioni radianti, vocalizzi trascendentali e sommovimenti doom.
Soundscape di un'anima macilenta... come quelli di "Stage Collapse", dove si materializzano cupissime visioni lynchiane, dove la morte, l'"immagine più vuota", ipnotizza se stessa dinanzi a uno specchio rotto ("Edifice Of Silt").
Probabilmente è roba che davvero bisognerebbe ascoltare immersi nel proprio sangue.

(23/05/2012)

  • Tracklist
  1. Spectrum
  2. Nausea
  3. The Solstitial
  4. Inverted Soul
  5. Cannot
  6. I Am A Sieve
  7. Obedience
  8. Winter
  9. Stage Collapse
  10. Edifice Of Silt
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