Zebras

Zebras

2012 (Secret Records) | sci-fi sludge-punk, art punk-noise

Come definire il sound degli Zebras? Sci-fi sludge-punk viscerale? Sì, direi che può andare.
Del resto, ascoltando le undici tracce che compongono l’esordio sulla lunga distanza (stampato in 200 copie su vinile nero) di questa formazione di Madison, Wisconsin, vengono in mente tante cose, ma la sensazione più forte è quella di trovarsi al cospetto di un ibrido tra Chrome (quelli del secondo periodo), Melvins e Devo… Attorno al ghigno isterico e beffardo di Vincent Presley si agita, dunque, un sound arcigno ma torturato, un possente concentrato di precisione ed eversione. Mentre la batteria martella ritmi secchi e precisi e il basso pompa nelle retrovie, le chitarre macinano, invece, scorie acido-rumoriste e i sintetizzatori, con il Moog a braccetto, scalano la montagna del cielo con tutta una serie di spumeggianti astrazioni.
 
Adrenalinici e schizzati, magnetici e dissennati, eppure saldamente al timone della loro iridescente navicella, gli Zebras aprono da posizioni doom, con tanto di stacco e ripartenza thrash-death (“The Dying Sea”), prima di gettarsi in pasto al voodoobilly galattico di “The Mighty Bayonet”, in cui il tratteggio informale dei synth è già nella sua fase più acuta. Un inizio più che convincente, destinato a trovare conferma nelle danze sincopate e stentoree di “Queeny Gloom Doom” e “A Turd By Any Other Name”. La furia allucinogena di “Black Cancer”, che idealmente chiude la prima parte dell’opera, vanta, invece, una delle performance vocali più travolgenti del lotto.

Quando, poi, “Field/Noise” riapre il sipario, oltre ad un’accentuazione del groove, si riscontra un più marcato slancio arty, confermato dal tessuto nevrotico (con tracce di funk “bianco”) di “Diablo Blanco”, dalla splendida “The Dirty Dice”, (che sottolinea anche la loro capacità di scrivere numeri radiofonici per tutte le radio libere della Repubblica Aliena), dalla demenza vocale di “Tension” e dal galoppo via Pere Ubu di “Wiener Kids”. Una seconda parte, insomma, che li spinge verso una sicura filiazione new-wave, con l’apice anarchico di “The Serpent & The Pig” a scolpire definitivamente il loro nome in questo 2012.

(17/12/2012)

  • Tracklist
  1. The Dying Sea     
  2. The Mighty Bayonet     
  3. Queeny Gloom Doom     
  4. A Turd By Any Other Name         
  5. Black Cancer     
  6. Field/Noise          
  7. Diablo Blanco         
  8. The Dirty Dice          
  9. Tension          
  10. Wiener Kids          
  11. The Serpent & The Pig

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