Zulu Winter

Language

2012 (Pias) | alt-pop

Come un Bacio Perugina. Lo scruti da lontano, ne assapori l'idea prima della reale fragranza, provi a raggiungerlo senza dare nell'occhio, approfitti della confusione, lo raggiungi, lo scarti, t'imbatti nelle consuete note a piè pagina che ne caratterizzano la leggenda prima ancora dell'impasto nocciola/cioccolato e pensi di scovarci chissà quale segreto rivelatore. Invece è sempre la solita pappina. Detti, massime, filosofia da quattro soldi, coccole e parole a buon mercato. Poi finalmente assaggi e l'emozione si rinnova. Un mistero della fede. Non fai in tempo a stupirti della tua meraviglia che ne vuoi subito un altro. Uguale, ma ogni volta diverso. Potere della suggestione, ma anche della tradizione o del timore d'imbattersi in qualcosa di troppo nuovo, spiazzante, impegnativo. Meglio fare affidamento sulle cose buone di una volta, su una rinfrescata delle ricette della nonna, giusto per non apparire troppo restii alle novità.

Zulu Winter è lì, invitante, sul ripiano, attira l'attenzione, la solletica sin dal nome che pare quasi voler mischiare lontani esotismi e più prossimi ricordi malinconici. Un debutto perentorio, un sound cristallino, epidermicamente eccitante, un canzoniere sicuro di sé, composto ed eseguito da giovincelli che si muovono compatti, petto in fuori e sguardo da uomini senza paura. Sembrano certi di poter dipingere una "nuova" summa di emozioni, capaci d'interloquire in ogni momento della giornata, di prendere per mano l'ascoltatore e condurlo dove vuole. "Language" assomiglia a un'enciclopedia della cultura pop britannica, o meglio alla sintesi dei suoi ultimi trent'anni. C'è un suono sintetico che emerge, molto patinato, ordinato, si direbbe antitetico a qualsiasi concezione di indie, eppure è anche da lì che prende le mosse. Un impasto che ogni volta parte fragile, malinconico, anche refrattario e si fa progressivamente maestoso, epico, eppure mai fragoroso, sempre controllato, anche morbido e sensuale.

Ci sono undici brani coesi, omogenei, fluidi, riccamente arrangiati ma mai pesanti, c'è un groove sempre presente che invita a balli però mai smodati, grazie a una batteria corposa, quadrata, composta ma coinvolgente. Tastiere ambientali pervadono un progetto originariamente formatosi su trame chitarristiche e si fondono con grande leggerezza con intrecci vocali cristallini. Ci sono, palesi, modelli di scrittura che hanno fatto la fortuna delle finanze britanniche: i Coldplay li rintracci ovunque, quasi mai mascherati, spesso anche abilmente fotocopiati, come nel soliloquio iniziale che tende subito al crescente falsetto di "Worlds That I Wield", la sua esplosione attesa e sempre frenata dagli arpeggi di chitarra avvolti dai synth atmosferici, come pure nel passo ora esitante ora invitante di "Let's Move Back To Front", che pare un richiamo erotico, nell'afflato epico che riecheggia lo stadio ma si rivolge anche alla discoteca di "Silver Tongue", nell'approccio corale di "Moments Drift" che omaggia i classici mugugni di Martin. Tra le rime s'intravede una malinconia autunnale alla Doves che si mescola, con inaspettata maestria, a passaggi quasi soul-dance in "We Should Be Swimming", variante acquatica ai disco club e possibile nuovo trend estivo.

E poi la classica ciliegina sulla torta: il rullante incalzante trafitto da synth sibilanti di "Never Leave", un pop dance calibrato, una cartolina eighties, addirittura il ricordo di meteore quali i Cock Robin - la competizione con Gotye potrebbe farsi accesa - con un'inaspettata coda onirica che scompagina tutto e che invita ancora una volta nuotatori provetti o meno al tuffo. Il "linguaggio" di questi cinque nipoti della Regina sarà pure sentito e risentito, ma proprio per questo mai snob e sempre comprensibile ai più. L'antico equilibrismo della cultura popolare: mettere tutti sullo stesso piano, renderli partecipi e far credere loro di essere protagonisti. Anche stavolta, un piacevole tranello.

(17/05/2012)



  • Tracklist
  1. Key To My Heart
  2. We Should Be Swimming
  3. Bitter Moon
  4. Small Pieces
  5. Silver Tongue
  6. You Deserve Better
  7. Let's Move Back To Front
  8. Moments Drift
  9. Worlds That I Wield
  10. Never Leave
  11. People That You Must Remember
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