Banque Allemande

Willst du Chinese sein musst du die ekligen Sachen essen

2013 (S-S) | noise-rock, alt-rock

“Se vuoi essere un Cinese, devi mangiare schifezze”: prima che si accusi di qualsiasi altra cosa i Banque Allemande, terzetto berlinese qui alla sua seconda prova sulla lunga distanza, occorre fermarsi un attimo, e magari far partire il disco. Certo, sarà un problema per chi non conosce il tedesco, ma per tutti gli altri basta un ascolto, pure distratto, dei testi delle sei lunghe tracce racchiuse in questo sophomore per deporre l'ascia di guerra e gustarsi quello che è il prodotto di una delle band più ironiche (se non proprio surreali) in circolazione.
Tutto è infatti motivo di sferzante ironia, a partire da loro stessi (basta vedere che nome si son scelti), per il power-trio della capitale teutonica, che rischia con questa prova di porsi tra gli esponenti più interessanti del “nuovo” sentire noise-rock, non necessariamente ristretto alla sola Europa. Storie di zombie, desideri mal corrisposti, bizzarri utilizzi dei motori di ricerca; questo e molto altro anima i testi paradossali del combo, testi che trovano la propria ragione all'interno di una musica dall'impatto poderoso, in cui il rumore, più che farsi totalizzante, diventa una delle tante armi a disposizione, uno strumento in più su cui contare per ingrandire il proprio carniere sonoro.

Saggia decisione: il noise-rock proposto dai Banque Allemande, piuttosto che puntare dritto alla giugulare con scariche di feedback e rumorismi a tutto spiano (comunque presenti, specialmente nel lungo attacco di “Schlaf an einem anderen Tag”), che nella maggior parte dei casi finiscono per appiattire dinamiche e soluzioni, qui si lavora decisamente più di profondità, e allo stesso tempo, sottigliezza, favorendo l'emersione delle belle architetture, tanto semplici perlopiù nella costruzione quanto brillanti nella resa.
Ben più che canzoni di derivazione post-hardcore (forse l'unica che vi si avvicina è la trascinante “Nicht viel nur zwei Tausend”), la ricetta del trio contempla infatti fughe di estatica matrice kraut (d'altronde si gioca in casa, e i nove minuti della monumentale cavalcata introduttiva “Suchmaschine” potrebbero fruttare loro interessanti paragoni coi Neu!), in cui gli elementi rumoristi si infiltrano come sottili corsi d'acqua all'interno della roccia (“Schwarz vor schwarzer Wand”), senza disdegnare infine anche esiti più “easy”, nei quali viene (ri)scoperta la forza di un melodismo dal tiro accattivante, più scanzonato anche sul versante prettamente musicale (la compattezza quasi pop della delirante “Warmes Wasser” in altri universi sarebbe una hit spaccaclassifiche).

Da ascoltare rigorosamente ad alti volumi: non vorrete più privarvene.

(19/07/2013)

  • Tracklist
  1. Suchmaschine
  2. Schwarz vor Schwarzer Wand
  3. Nicht viel nur zwei Tausend
  4. Warmes Wasser
  5. Schlaf an einem anderen Tag
  6. 100 Jahre Berlin
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