Boy & The Echo Choir

It All Shines

2013 (My Little Cab) | dark-pop, folktronica

Caroline Gabard è una ragazza che fa della musica il proprio rifugio; muove il primo passo dalla cameretta verso un disco vero e proprio nel 2004 quando, sotto il moniker Boy, incide "Boy's Book", sorta di diario dove inquietudini e malinconia, solitamente espresse sotto forma di ballate chitarra/voce o piano/voce, trovano il giusto sfogo. Dopo un paio di dischi solisti, Caroline decide è che è arrivato il momento di aprirsi e lasciarsi contaminare da nuove situazioni e idee: nasce quindi Boy & The Echo Choir, gruppo in cui trova spazio il talento di Thomas Van Cottom (Venus, Soy Un Caballo); "And Night Arrives In One Gigantic Step", terzo disco della carriera di Caroline Gabard, ma primo come appartenente a un vero gruppo, ne è la naturale conseguenza. L'ingresso in formazione di Rachel Langlais fa compiere il salto di qualità, sopratutto grazie a una vocalità che sembra essere stata creata appositamente per intrecciarsi con quella della Gabard.

Esauriti i 40 secondi di "Intro", ci si cala nell'atmosfera velata del disco, composta sin dalla title track da deliziose armonie vocali, esaltate sovente da un minimalismo sonoro tanto marcato quanto penetrante ("Impossible Heart"); rare sono infatti le incursioni elettroniche, centellinate lungo tutta la durata dell'album e protagoniste solo sul finale del disco, in particolar modo su "Fire" e "Warm", quasi a voler indicare una possibile nuova direzione da intraprendere. Una ricerca sonora in realtà già in atto, considerando l'ampia apertura verso collaborazioni esterne, come quella con gli Hiddentracks, collettivo indie-hop francese che qui funziona da algida orchestra da camera, curando archi e fiati nelle canzoni citate precedentemente; il loro leader Mickaël Mottet, aka Angil, duetta invece con Caroline Gabard su "Take Oh Take", in quello che potrebbe benissimo essere l'incontro, in salsa francese, fra XX e Portishead. Restando alle partecipazioni del disco, da evidenziare il featuring di Vincent Dupas (My Name Is Nobody) in "The Orchids", il quale presta la propria chitarra per questo appunto di viaggio folktronico.

La capacità di creare una dimensione avvolgente, dove i silenzi risultano essere tanto importanti quanto le parole, è componente fondamentale nella scrittura di Boy; sotto questo aspetto, va dato atto a Tony Chauvin, già produttore del precedente disco e al lavoro con Chevreuil e Mansfield.TYA, di essere stato molto abile nel porre un sottile accento a piccole sfumature, vedi le aperture coristiche di "Endless Walk" o le brevissimi e taglienti note di chitarra elettrica di "Why Can't We", senza intaccare minimamente la pura essenza spirituale dell'album.

Meno Cat Power e più Shannon Wright, dunque, in questo quarto episodio della discografia di Boy e sopratutto, una piacevole conferma del talento di Caroline Gabard con i suoi Echo Choir. Non c'è una vera e propria canzone che faccia da traino all'intero Lp, ma a volte, è preferebile una lenta e costante salita, a un successo effimero studiato a tavolino e pronto al transito nel dimenticatoio dopo pochi mesi.

(31/01/2013)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. It All Shines 
  3. Impossible Heart 
  4. The Sound
  5. Endless Walk
  6. Why Can't We
  7. Take Oh Take
  8. Last
  9. The Organs
  10. Fire 
  11. Warm
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