Dawes

Stories Don't End

2013 (HUB) | country-rock, americana

Credere e non dubitare, ignorare la superficialità dei critici e soprattutto affidare le proprie idee a se stessi: questo è il punto di partenza dei fratelli Goldsmith e del loro terzo album “Stories Don’t End”. Autoprodotto e distribuito dal gruppo stesso, il nuovo progetto dei Dawes, che ha avuto il plauso e la produzione di Jonathan Wilson, certifica la raggiunta maturità con canzoni di eccellente caratura e un sound autorevole. Quello che è evidente infatti nelle dodici tracce è la perfetta fusione tra nostalgia e presente, in un susseguirsi di graziose ballad country midtempo affidate a ricche tessiture di chitarra, basso e tastiere e una voce ricca di piacevoli inflessioni soul.
Se restano evidenti le influenze di Jimmy Webb e Jackson Browne, si resta altresì impressionati dalla capacità del gruppo di traghettare la miglior tradizione americana verso quei lidi che i Fleet Foxes hanno ripulito dal mainstream (si ascolti “Something In Common”). Taylor Goldsmith e soci non ignorano comunque quel regno di mezzo che Bruce Springsteen e Tom Petty hanno esplorato in gioventù, e gli arrangiamenti scivolano con sicurezza e piglio swing, ricchi di un romanticismo privo di sbavature e mielosi cedimenti.

La vitalità di “Just Beneath The Surface” è quindi solo il primo assaggio di un album dal suono robusto e deciso. Il basso e la batteria duettano con piano e chitarra sottolineando con pregevoli variazioni cromatiche i testi riflessivi e a volte audaci. “Ho passato la mia vita guardando avanti, ma l‘ho compresa volgendo lo sguardo al passato”, cantano i Dawes con leggiadra malinconia nella raffinata ”Just My Luck”, con un refrain memorabile che si candida subito come uno dei vertici dell’album.
I musicisti hanno lavorato sodo con il nuovo produttore Jacquire King (Kings Of Leon, Tom Waits, Norah Jones) per calibrare il loro suono vintage con l’energia e la forza del loro live act, con una cura degli arrangiamenti che garantisce autonomia e personalità a un album che supera le attese. Taylor Goldsmith è in verità anche uno dei pochi vocalist capace di dare enfasi e profondità a qualsiasi parola: che si parli di amicizia, fede, solitudine o speranza, la voce vibra con passione e classe.

Confortevole ma mai facile, “Stories Don’t End” è un piccolo classico del pop-rock americano contemporaneo: i rintocchi della chitarra di “Most People” abbracciati da una performance vocale straordinaria e da una giusta dose di grinta, regalano uno di quei momenti memorabili oramai merce rara nello scenario pop a stelle e strisce. Il country-shuffle (un misto di honky-tonk e country reso famoso da Johnny Bush) di “Someone Will”, la contaminazione synth-pop di “Bear Witness” e il robusto jingle-jangle di ”From The Right Angle” potrebbero essere davvero spacciati per degli inediti del periodo d’oro del Boss.
Ma sono gemme come la già citata “Something In Common” e il crescendo armonico della title track, le pagine che convincono anche il fruitore occasionale di musica americana che “Stories Don’t End” è un album baciato dalla musa Euterpe. L'unica cover del disco è il divertente beat-pop ”Hey Lover” di Blake Mills (compagno d’avventura nei Simon Dawes e ora affermato produttore), la quale per un attimo interrompe l’atmosfera imponente del lavoro e offre una piacevole leggiadria che caratterizza anche “From A Widow Seat”, la quale evoca le migliori pagine di Ben Folds.

Rileggendo Gram Parsons, i Dawes applicano la dura legge del rock’n’roll al country, affrontando le radici della musica americana da un angolo visuale meno prevedibile. Sono le complesse costruzioni armoniche del basso e il suo intreccio con batteria e chitarra elettrica il nodo centrale dell’album; valgano come esempio il tocco quasi blues di “Something In Common” o il mutevole mid-tempo di “Side Effects”. Infine, la loquacità dei testi caratterizza tutto il disco, sia con toni più intimi sia con un’energia che sorride al lato più romantico dei Rolling Stones.
Al terzo capitolo discografico, i Dawes centrano la difficile chimera del perfect-pop-album, sarà difficile non trovare in “Stories Don’t End” una canzone da aggiungere alla vostra playlist, per uno scrigno di brani i fratelli Goldsmith certificano la stato di salute della musica americana.

(06/05/2013)



  • Tracklist
  1. Just Beneath The Surface
  2. From A Window Seat
  3. Just My Luck
  4. Someone Will
  5. Most People
  6. Something In Common
  7. Hey Lover
  8. Bear Witness
  9. Stories Don’t End
  10. From The Right Angle
  11. Side Effects
  12. Just Beneath The Surface (Reprise)
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