Esmerine

Dalmak

2013 (Constellation) | chamber-world

Nuovo capitolo nell’evolutiva saga dei canadesi Esmerine, ensemble cameristico che già da qualche anno regala vere perle di arguzia musicale.
Evitando di evacuare album su album, ma piuttosto centellinando solo 4 dischi dall’esordio di dieci anni fa a questo nuovo "Dalmak", che offre un avatar più ritmato e meno ambientale, con profumi di spezie e cumino a incensare brani come l’imperdibile, maestoso “Barn Board Fire” dallo spiccato sapore mediorientale. Ritroveremo quest'ultimo in quasi tutto questo album di un inedito intrigante crossover tra la musica da camera contemporanea e la musica turca, registrato per buona parte proprio in quell’autentica Istanbul.

Se il primo brano, “Learning to Crawl”, con legati di violoncelli, lasciava intuire un lavoro più meditativo (intuizione supportata anche dal titolo che in turco significa immergersi, essere assorbiti da un pensiero) il pulsare di ritmi portano questo "Dalmak" a segnare una direzione diversa rispetto ai precedenti.
Questo nonostante brani come “Hayale Dalmak” (il migliore dell’albo), perle gonfie della saggezza del passato, dai Tangerine Dream di "Alpha Centauri" ai Pink Floyd di "Ummagumma", confermino che questa dimensione più meditativa è assai più congeniale alla band di Bruce Cawdron, anche se ci rammarica l’impressione di incompiuta grazia che questo brano magnifico, ma troppo breve, reca con sé.

Ancora scale arabe e folk mediorientale in “Translator Clos”, declinato in arrangiamenti cinematici ed etno-rock, che persino ricordano un poco gli Embryo di "Reise", con tanto di incedere ipnotico. Alla chitarra elettrica si affiancano saz, darbuka e altri strumenti turchi; partendo dall’incessante pulsare ritmico degli inizi, il lungo brano si assesta sull’ipotetico estuario di un lento fiume immaginario, placido e meditativo, ancora una volta ricco di immaginazione e creatività musicale. Molto interessante anche il crescendo di marimba e glockenspiel di “Lost River Blues”, mentre su un pizzicato ostinato si distende l’incantesimo languido di “White Pine”.

Il finale "Yavri Yavri" con layer di archi e synth su zampillanti glockenspiel e zither si muove sullo stesso livello della straordinaria “Hayale Dalmak”, sebbene la voce sussurrante di Hakan Vreskala conferisca subito anche a questa track un sapore di liturgia bizantina, di confini arcani, verso quella mezzaluna così radicata nell’aura di un Occidente frastagliato, portando sentori di resine antiche e benzoino.
Un album decisamente riuscito.

(14/10/2013)

  • Tracklist
1. Learning To Crawl
2. Lost River Blues I
3. Lost River Blues II
4. Barn Board Fire
5. Hayale Dalmak
6. Translator’s Clos I
7. Translator’s Clos II
8. White Pine
9. Yavri Yavri 
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