Alejandro Franov

Champaqui

2013 (Panai) | ambient, avant-folk

Con un’altezza di quasi 2.800 metri, un lago ghiacciato situato in prossimità della cima e un’ampia gamma di panorami mozzafiato delle pampas occidentali, non è poi difficile immaginare come il monte Champaqui sia finito con l’interpretare un ruolo centrale nelle mitologie indios argentine.
Una presenza ingombrante, che non deve aver smesso di incutere misticismo e riverenza, se è vero che Alejandro Franov, suo assoggettato quantomeno per ius soli, al termine di un lungo girovagare torna a casa per omaggiarla con un’opera intera, che si piazza alla casella numero nove tra le sue uscite discografiche soliste.

Pubblicato dalla curiosa e schizofrenica etichetta nipponica Panai, “Champaqui” si presenta da subito come un’opera particolare, per l’atmosfera che si percepisce e per il salto di qualità che rappresenta nel percorso del musicista. Pur restando fedele alla sua materia di studio prediletta – le tradizioni folk – Franov spinge questa volta in maniera più decisa verso un accordo più omogeneo e disteso tra acustico ed elettronico, processando e intervenendo sui singoli strumenti in maniera mai così intensa, al punto da trasfigurarli felicemente in preziosi droni ambientali.
Processare e intervenire rimandano però a significati che poco si addicono a questo lavoro, la cui materia è natura, respiro e meditazione. “La Poblacion” immerge in questa scenografia pre-adamitica, solare e limpida, un raga finissimo condito di field recording che si situa a metà strada tra Eyvind Kang e i mari sozzi di Xela, mentre la stupenda “Sierra De La Ventana” la porta ai suoi estremi, distendendosi in contemplazione per più di un quarto d’ora.

Altrove gli strumenti emergono più definiti, come in “Ascochinga”, duetto tra un flauto e il respiro di Franov (un ponte in direzione del più etnico “Khali”), o nella trasparente “Biallet Masse”, ma si tratta in fin dei conti del palesarsi di questa specie di dialogo tra materiale e trascendentale in cui “Champaqui” sembra porsi, traendo dai suoi strumenti un’anima inconsueta e primordiale, ma sempre ben attento a fare mostra del suo lato organico e fisico e a evitare un’eccessiva astrazione.

Più che un sogno ad occhi aperti, “Champaqui” è quindi visione altra e non convenzionale di ciò che sta attorno, andata e ritorno in diacronia da un mito e il suo feticcio.
Per Franov, l’atto di fede pagano può considerarsi pienamente assolto.

(24/02/2013)

  • Tracklist
  1. La Poblacion
  2. Colanchanga
  3. Sierra De La Ventana
  4. Ascochinga
  5. Biallet Masse
  6. La Herradura
  7. Los Terrones
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