Pure Bathing Culture

Moon Tides

2013 (Memphis Industries) | dream-pop

L’anno scorso il duo dream-pop di Portland composto da Daniel Hindman e Sarah Versprille si era fatto conoscere con il primo omonimo Ep, un collage di quattro canzoni accolto da ottime critiche. Convinti che non tutto il potenziale dei Pure Bathing Culture fosse stato espresso in quei quattro brani, l’hype attorno a questo disco d’esordio si è praticamente costruito da solo.
I due singoli scelti per anticiparne l’uscita poi, “Pendulum” e “Dream The Dare”, hanno dato quella continuità, anche qualitativa, che ci si attendeva. Al netto delle aspettative personali di ognuno - la speranza di avere fra le mani un nuovo “Teen Dream” poteva essere giustificata - ci sentiamo di affermare che i Pure Bathing Culture non hanno deluso. Soprattutto considerando certi paragoni ingombranti che, volenti o nolenti, la coppia si porta appresso.

Prodotto dal compositore nonché membro degli Shins Richard Swift, “Moon Tides” è un viaggio dreamy ispirato alla spiritualità e al misticismo (come ci confermano nella nostra intervista), ma non ci si deve aspettare un “polpettone concettuale”. Al contrario, questo è un disco tipicamente estivo, più precisamente da fine estate, quando le temperature calano e cresce la malinconia: è sufficiente chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.

I brani, costruiti sopra tappeti di drum machine, sono legati fra loro dalla voce di Sarah Versprille, che a seconda del mood può essere sia suadente, quasi eterea, che estremamente concreta e diretta. Daniel Hindman d’altro canto è abile nel trovare trovare i giusti spazi fra le stratificazioni synthetiche dove pennellare con la propria acustica. Synth-pop con fascinazioni che arrivano direttamente dalla fine degli anni Ottanta per i primi singoli “Pendulum” e “Dream The Dare”, ma anche per “Twins”, storia toccante sul desiderio e sulla necessità di cambiamento per restare uniti (“Twins, our bodies keep us so warm/ Rings, wrapped around our forearms” canta con voce particolarmente chiara per gli standard del disco Sarah Versprille).
Inevitabile pensare ai Beach House in un contesto del genere e, andando verso un passato meno recente, ai Brighter e ai padrini Cocteau Twins. Il background folk dei PBC - Hindman e Versprille erano membri dei Vetiver - si fa invece ancora sentire in canzoni come “Only Lonely Lovers” o “Seven To One”, soprattutto per certe soluzioni scelte da Hindman.

Come si diceva in apertura, i Pure Bathing Culture hanno soddisfatto le aspettative di chi si attendeva un esordio convincente: “Moon Tides” lo è senz’altro. Va aggiunto però che il duo decide di osare poco, restando fedele agli stilemi del genere e tralasciando ogni possibile sperimentazione in musica. Il tocco personale invece sta tutto nell’immaginario che gli americani hanno deciso di creare attorno a se stessi e nei riferimenti mitologico/spirituali contenuti nei testi. I Pure Bathing Culture non ridefinisco un genere, ma si propongono come ottimi interpreti dello stesso e dimostrano, da bravi allievi, di aver assimilato bene la lezione. I maestri possono (per ora) tirare un sospiro di sollievo.

(27/08/2013)



  • Tracklist
  1. Pendulum
  2. Dream The Dare
  3. Evergreener
  4. Twins
  5. Only Lonely Lovers
  6. Scotty
  7. Seven 2 One
  8. Golden Girl
  9. Temples Of The Moon


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