Saltland

I Thought It Was Us But It Was All Of Us

2013 (Constellation) | contemporanea, elettronica

Un curriculum importante può aiutare ma anche creare un preconcetto: questo è il rischio che corre l’esordio della violoncellista canadese Rebecca Foon. L’artista approda sul marchio Constellation con il suo primo album solista, dopo aver militato negli Esmerine, nei Set Fires To Flames e nei Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, coinvolgendo Colin Stetson e Richard Reed Parry (Arcade Fire).

Senza alcun dubbio, un tal insieme di elementi rischia di predefinire la musica di “I Thought It Was Us But It Was All Of Us”, ma quello che vi attende è un album invece avventuroso e mai prevedibile, che sonda senza timore le infinite possibilità dell’ibridazione stilistica. Il violoncello esplora le profondità del suono sfruttando ombre e luci di una tradizione che va dal weird-folk ai mantra, dando vita all’incantevole fiaba sonora di “Colour The Night Sky“, tracce di folk pagano che il canto di Rebecca trasforma in una preghiera ricca di suggestioni, mentre in lontananza tastiere e  percussioni annunciano l’estasi.
Il tessuto sonoro è prevalentemente costruito sulle infinite sfumature creative degli strumenti a corda: il magma lirico è costantemente ricco di tensione emotiva e di geniali intuizioni sonore, per una musica senza tempo, aliena alle logiche di qualsiasi strategia commerciale. Il fascino arcaico di “Golden Alley” è suadente e familiare, un flusso sognante di archi e drone violato da voci e strumenti che ne alimentano il fascino ipnotico, in attesa che il sax straziante di Colin Stetson ne infranga le regole per uscire dalla nebbia nella susseguente “I Thought It Was Us”.

La musica del progetto Saltland assume a volte i contorni di un chamber-folk dai toni noir e crepuscolari, il cui turbamento rende vivo ogni frammento: sia i landscape elettronici attraversati da glitch e ritmi tribali di “Treehouse Schemes”, sia il gemito ricco di echi vocali dell’intensa “But It Was All Of Us” avvolgono come un abbraccio l’ascoltatore con un magma di suoni intessuti da violoncello basso e voce. Un nuovo concetto di contemporary-music sembra comunque sgorgare dalle pagine dell’album: “Unholy” spinge il noise tra le braccia della musica neoclassica in un gioco di specchi che confonde le matrici e dona nuova vita a un incontro quasi imbarazzante tra antico e moderno.
Nonostante l’incerta bellezza di “ICA” abbia bisogno di più ascolti per reggere con le notevoli intuizioni altrove percepibili, va sottolineato il fascino quasi impalpabile del brano, che mette in pausa la mente dell’ascoltatore, prima che “Hearts Mend” rinnovi la magia surrogando tracce di psichedelia e folk facendole scivolare su un basso in loop e introducendo dissonanze e contrappunti.

In verità, l’esordio solista di Rebecca Foon rischia di essere una delle migliori pubblicazioni della Constellation. Il suo fascino sotterraneo e quasi melanconico turba e appassiona quasi come il fratello di cordata “New History Warfare Vol 3: Too See More Light” dell’amico Colin Stetson: due volti di uno stesso corpo che prende il sopravvento su molta musica di questo variegato anno 2013.

(11/07/2013)



  • Tracklist
  1. Golden Alley
  2. I Thought It Was Us
  3. Treehouse Schemes
  4. Unholy
  5. But It Was All Of Us
  6. Colour The Night Sky
  7. ICA
  8. Hearts Mend
Saltland su OndaRock
Recensioni

SALTLAND

A Common Truth

(2017 - Constellation Records)
Lo straziante grido di Madre Terra in un ambizioso mix di classica e post-rock

Saltland on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.