Suuns

Images Du Futur

2013 (Secretly Canadian) | experimental-rock, electronic

Che cambiamento in soli tre anni per i Suuns, il gruppo canadese che si definisce "essenzialmente una rock band", ma che di rock band ha ben poco. Non s'intenda ciò come una distanza, ma come un sorpasso. La band scritturata con Secretly Canadian si reinventa in questo secondo album, proponendoci un suono molto più dilatato, che varca nuove frontiere sonore, se confrontato con quel coltello puntato nel fianco che è stato "Zeroes QC", primo Lp uscito nel 2010. 
Giocare a Radiohead & C. è un'attività che hanno provato in molti; pochi, invero, sono riusciti a terminare almeno il primo stadio di mitosi tecnica di Yorke e soci: i Suuns fanno parte di questa categoria. "Images Du Futur" rappresenta una camminata sicura in una terra nuova: muoversi senza incertezze e con precisione negli interstizi di un sperimentazione scivolosa è impresa difficile, anche per addetti ai lavori più longevi ed esperti.
 
Il racconto dell'album è un climax verso la speranza di serenità. L'apertura con "Powers Of Ten" è ruvida, contratta: Ben Shemie offre lamenti vocali, frignando accompagnato dalla sua chitarra da due corde e tre accordi che, con movimenti ossessivi, permette alla batteria di Liam O'Neill di gestire il ritmo della traccia, allentando o stringendo la morsa a piacere; la chiusura con "Music Won't Save You" è emblematica: la musica non ci salverà, ma può aiutarci certamente, attraverso un lieve arpeggio di chitarra e una tastiera a forma di palla che rimbalza divertita: il suono, scandito da batteria elettronica regolare, da un rullante ghiacciato e dalla voce di Shemie che esagera nel riproporre la lezione di Yorke di "The Eraser", enuclea la visione della band, cioè la fuga dalla realtà, con udibile scherno del pubblico pagante. 

All'interno del secondo romanzo canadese scopriamo pagine intrise di paranoia, atmosfere oscure, visioni celestiali: l'ensemble dei Suuns non intende concedere il permesso di catalogarli in un genere come la neo-psichedelia o il generico alt-pop; abbiamo altro tra le mani. 
Quando "2020" attacca, le pagine sono contornate delle auree chitarristiche modello XX e la voce morbida di Shemie, accompagnata dall'intera band, insegna che non è così difficile condividere la parentela artistica con i coetanei Django Django e il padre David Crosby: in "Minor Work" e "Mirror Mirror", cominciano i capitoli psichedelici dell'opera, ipnotici nelle tastiere e nel basso, morbidi nelle vocalità e che in taluni momenti destano l'orecchio con passaggi di Placebo prima maniera. Intorpiditi, fluttuiamo in "Edie's Dream", introdotta da un basso gocciolante e da note liquide di chitarra, poco prima della volta: con "Sunspot" e "Holocene City" le strade sembrano essere meno fosche e il loro blues, rivisitato in chiave electro-pop, ci permette di fantasticare liberamente con la mente, dal momento che sono le chitarre, il basso e le tastiere a gestire la guida.
"Images Du Futur", la title track, è quella visione d'orizzonte a fine corsa, la difficile distinzione tra cielo e terra, in cui i tappeti di tastiera modello Eluvium confondono, permettendo però di immaginare il "Futuro".
 
I Suuns devono certamente completare il processo di separazione artistica dai propri cromosomi d'origine (Thom Yorke in particolare), ma in "Images Du Futur" si confermano come una delle band più interessanti nel 2013 e negli anni a venire.

(13/03/2013)



  • Tracklist
  1. Powers of Ten
  2. 2020
  3. Minor Work
  4. Mirror Mirror
  5. Edie’s Dream
  6. Sunspot
  7. Bambi
  8. Holocene City
  9. Images Du Futur
  10. Music Won’t Save You


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