Christian Vialard

Neukalm

2014 (Grautag) | avant-rock, avantgarde

L’artista del suono francese Christian Vialard, dopo vari esperimenti extra-musicali di tecniche miste, propone con “Leaving Las Vegas” (2006) una nuova idea di musica d'avanguardia mista a caotici radiowork (“Mint Julep”), o a ronzii mantrici (“Velvet 0”), segnando poi con brani come “Flamingo Ghost” la sua propensione al ritmo calmo e statico.
Il secondo “Greetings From Nowhereland” (2012) riprende il discorso proprio da “Flamingo Ghost”, portandosi al limite del trip-hop innervato di musica industriale (“City Of Quartz”), con piccoli sostrati elettronici (“We Were Ghosts”), fino allo spirito più dance (“Flat & Concrete”) in contorsione, e poi sempre più subliminali (“Selfish Song”, “Sue 18”, “Boring Landscape”, “Highway-Freeway”) e ambientali alla Brian Eno.

In “Neukalm” compare così il suo capolavoro, “AZ”, un viaggio seducente di echi e venti cosmici, trip sub-cosmico pulsante, molle, equatoriale, sottile danza-meditazione dalle movenze rituali, fatta di note oscure e appena accennate, fondali di energia sublimata in canto pagano ed echi di bordoni di cattedrale, come puri lacerti di memoria. Sfinente nella sua astrazione, questa progressione che procede per tocchi minimi senza un reale crescendo né alcun aumento di volume, suona come una “Autobahn” intorpidita da un mal d’auto metafisico, una piccola “Dark Star” della crisi.

Gli altri brani, seppur ben curati e d’effetto, non raggiungono affatto questo livello. La title track punta tutto sull’intrattenimento electro-lounge e “Lidel2” è revival della musica da club berlinese. Solo “Phase” imbastisce un concerto di glaciali dissonanze accompagnato da un letargico andamento exotica, un adagio Pink Floyd d’organo polifonico e chitarra languida, fino alla sua implosione celestiale.
Meglio ancora il dub industriale di “Dark”, pulsante coacervo tribale di riverberi e tremori inquietanti che cambia di continuo, davvero prossimo al magma ribollente di “AZ”. I grilli e ticchettii che fronteggiano una deformazione spazio-temporale Tangerine Dream-iana in “Gtodd” sono il momento più “alluso” e sottile dell’opera, in cui succede quasi nulla.

In collaborazione con Frederic Bigot, masterizzato da Jean-Louis Morgere, aka Noscq. Una raccolta di solenni esercizi di trasformazione di sonorità e ritmica, con un passo sacrale che ha dell’innovativo. Non tutto brilla ma nulla gira a vuoto, gli intrecci e gli impasti strumentali e armonici ipnotizzano, la classe diventa significato sovrannaturale, la sottigliezza diventa potenza.

(13/06/2014)

  • Tracklist
  1. AZ
  2. Lidel
  3. Dark
  4. Neukalm
  5. Lidel2
  6. Phase
  7. Yo2
  8. Gtodd 
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