EMA

The Future's Void

2014 (Matador) | electro-pop

Erika M. Anderson giunge al secondo capitolo da solista dopo "Past Life Martyred Saints", il convincente esordio di tre anni fa. In "The Future’s Void" emerge la volontà della cantante del South Dakota di creare qualcosa di molto diverso rispetto al lavoro precedente; nelle sue dieci tracce non è più lei a raccontarsi, a mettere a nudo la sua crescita personale e artistica, bensì diventa voce narrante di una realtà apparentemente esterna alla sua persona, di cui però tutti quanti, consapevoli o non, facciamo parte.

Ad aprire il disco è quella che potremmo definire la canzone-manifesto dell’intero album, "Satellites", dove tra graffianti suoni elettronici e incalzanti archi, la suadente ma decisa voce della Anderson inizia a dipingere una realtà de-umanizzata dalla tecnologia e dal mondo virtuale. Lo scenario è molto simile in  "Neuromancer", che ben si presterebbe a essere l’inquietante colonna sonora di un drammatico futuro distopico, dove "loro sanno più di te riguardo alle cose che fai" come ci ricorda ossessivamente l’oscuro ritornello.
C’è una certa disperazione nei toni di molte canzoni del disco, ma è diversa da quella che nel primo album creava atmosfere ansiose e opprimenti da cui non sembrava esserci via d’uscita. E’ quello che accade in "Smoulder", dove si avverte una sorta di perenne indecisione nella mente della cantante, in bilico tra lo sconforto e la speranza. Così i suoi lamenti sgraziati e a tratti angoscianti si scontrano con l’incedere delle linee di basso e di un sintetizzatore che sembrano invece condurre verso un sentimento di sollievo.

Ma EMA non fa esclusivamente ricorso a suoni elettronici per trasmettere i sentimenti propri di questo disorientante futuro digitalizzato; le atmosfere si fanno più distese e vicine a un pop acustico in "When She Comes", mentre si viene gentilmente trasportati in un’altra dimensione nella ballata "100 Years", in cui un pianoforte e alcuni discreti archi sono gli unici elementi ad accompagnare la pacata voce della Anderson.
Carica di onestà e meditata confusione è il malinconico epilogo dell’album, "Dead Celebrity". Ricorrendo a una sottile ironia, EMA si focalizza sul tema dell’incessante, meccanico succedersi dei personaggi famosi e dello smodato utilizzo del lutto online. Mentre ancora una volta riflette su queste attitudini che poco fanno onore alla società moderna, la ripetitiva melodia di un synth risuona regolare, fino alla fine della canzone, dove i suoni di fuochi d’artificio rendono il tutto più solenne e sarcasticamente grave.

"The Future’s Void", per le sue variegate sonorità, per un utilizzo della voce che una volta crea angoscia e quella dopo rassicura, può dare l’idea di essere un lavoro caotico, sregolato e non pienamente coerente, ma in questo caso tali aggettivi sono da considerarsi nient’altro che un pregio. Con il suo ambizioso obiettivo di analizzare attraverso le proprie canzoni l’allarmante realtà di una società in continuo mutamento, EMA confeziona un lavoro maturo e pieno di sentimento, capace di affascinare sia la mente che il cuore.

(29/05/2014)

  • Tracklist
  1. Satellites
  2. So Blonde
  3. 3Jane
  4. Cthulu
  5. Smoulder
  6. Neuromancer
  7. When She Comes
  8. 100 Years
  9. Solace
  10. Dead Celebrity
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