Il Pan Del Diavolo

FolkRockaBoom

2014 (La Tempesta) | folk-punk, folk-rock

Il Pan Del Diavolo, duo palermitano composto da Alessandro Aloisi e Gianluca Bartolo, s’impone con l’Ep omonimo di quattro tracce del 2009 per 800A Records, all’insegna di un rudimentale country-blues eseguito con passione e cantato in maniera quasi punk, soprattutto adornato da deliziose liriche quasi dada.
Con il primo “Sono all’osso” (2010) diventano nuovi baluardi di quel rock alternativo orientato al folk ballabile - e ora riflessivo anziché di protesta - che in quegli anni languiva senza direzione. La loro fissità di mezzi e di arrangiamento (solo chitarre acustiche con qualche vago gioco di produzione, voci a cappella) è sfruttata fino alla nausea, dimostrando una notevole conoscenza dei balli folk in ritmica e armonia, talvolta divenendo travolgenti.

Il suo seguito, “Piombo, Polvere e Carbone” (2012), com’era prevedibile, inizia a sbozzare l’arrangiamento e privilegia una cura più formale delle canzoni, da “Scimmia urlatore” alla Bo Diddley-iana “Donna dell’Italia”, fino a suonare come una versione isterica di Edoardo Bennato. La loro canzone più lunga, la ballata western di “Vento fortissimo”, è anche il loro primo momento davvero confessionale, ma la meglio bilanciata è “Fermare il tempo”, mentre in “La differenza tra essere svegli e dormire” i due tentano persino la carta del post-rock (forse troppo al di fuori delle loro possibilità).

“FolkRockaBoom” inizia con un’altra delle loro invettive, l’autoironica title track, una quasi-tarantella che importa la distorsione di chitarra elettrica senza più timori (e che addirittura alza il volume in “Mezzanotte”, praticamente garage-rock). Queste radici etniche sono sondate anche nel flamenco ritmato e spigoloso di “Mediterraneo” e nella più radiofonica “Il meglio”, con intermezzo di tenue folk psichedelico. La distorsione diventa anzi protagonista - isolata quasi fosse uno spin-off del loro stile - nel primo brano strumentale della loro carriera, “Aradia”, piccolo tour de force di elettricità inquieta, ma dovuto più che altro all’intervento di Andrew Douglas Rothbard.
Poi il duo abbassa la posta e si concentra in umori più semplici da menestrello esistenziale (“Vivere fuggendo”, i twang desolati di “Cattive idee”), e sempre più genericamente in una maturità da cantautore sentimentale (“Io mi do”, che mima “Il tempo di morire” di Lucio Battisti, “I peggiori”, etc), tutti brani cantati a una sola voce.

Registrato in presa diretta, un incoerente diario di viaggio che - nei casi migliori - si fregia di un tipico umore nero privo di autocommiserazione. Troppi cali di tono fanno però girare a vuoto il loro approccio obliquo, che non regge i tempi del disco lungo. Oltre a Rothbard compaiono, nella finale “Il domani”, i Sacri Cuori di Antonio Gramentieri.

(04/07/2014)

  • Tracklist
  1. FolkRockaBoom
  2. Mediterraneo
  3. Vivere fuggendo
  4. Il meglio
  5. Cattive idee
  6. Io mi do
  7. I peggiori
  8. Un classico
  9. Nessuna certezza
  10. Mezzanotte
  11. Aradia
  12. Il domani
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