Jucara Marcal

Encarnado

2014 (Autoprodotto) | música popular brasileira, avantgarde

Lungi da me il fare considerazioni provincialiste, ma quando penso alla scena musicale brasiliana – e a un'eventuale branca avanguardista – mi viene subito in mente un gran casino: un baccanale di percussioni e di eccessi strumentali, la strabordante personalità di collettivi come São Paulo Underground o dei cugini acquisiti nostrani Niños Du Brasil. Subito dopo penso al patrimonio della samba e del bossa nova di Jobim, Gilberto e Mendes, tracce di una cultura estremamente radicata ma quasi sconosciuta al sottoscritto.

Ascoltando l'esordio solista di Juçara Marçal mi ha stupito la capacità – sua e dei suoi musicisti – di non afferire strettamente né a una tendenza né all'altra, ma di saperle far convivere in una forma nuova, con soluzioni che immediatamente mi sono parse davvero intriganti. La cantante di San Paolo, già con un percorso artistico ventennale alle spalle, vive della tradizione cantautorale brasiliana e la fa propria, rielaborandola con l'audacia di una ragazzina curiosa – della quale conserva anche il piglio sbarazzino; il suo esordio solista conta undici cover uniche e sorprendenti, con l'aggiunta di una traccia intermedia più rarefatta (“Odoya”), composta dalla stessa Marçal.

Quasi del tutto esente da percussioni – perlomeno non nell'accezione classica – “Encarnado” è sostenuto dalla complementarietà delle chitarre elettriche di Kiko Dinucci e Rodrigo Campos, spesso pizzicate nello stile dei succitati maestri nonostante la grana più spessa e inacidita. La componente ritmica è tutta nelle loro mani sapienti, mentre Juçara rimane alla guida di melodie semplici con voce suadente ma decisa, senza cedere mai a melensaggini; una formazione assieme modesta e carismatica, che a nemmeno due anni dalla rivelazione Neneh Cherry & The Thing ristabilisce un equilibrio perfetto tra composizioni non originali e reinterpretazioni che solcano l'avanguardia.

Brevissime comparsate di violino, sassofono, contrabbasso e ukulele sortiscono effetti a sorpresa in un quadro già di per sé tutt'altro che ripetitivo, dove le chitarre accarezzano più volte le ebbrezze di Keith Richards nello “Swordfishtrombones” waitsiano (su tutti il blues sbilenco “Não Tenha Ódio No Verão” di Tom Zé) o le incursioni ispaniche dei Mars Volta (i lenti “Velho Amarelo” e “Pena Mais Que Perfeita”). Ma le intuizioni più ingegnose si manifestano chiaramente negli episodi brevi, come la spigolosa e divertita “E o Quico?” di Itamar Assumpção, solcata da rumorismi giocosi e un testo surreale sul senso della vita.

Uno scrigno di diamanti grezzi, “Encarnado” è uno di quei doni inaspettati e difficilmente replicabili che non è il caso di perdersi, specie trattandosi di un autentico regalo, scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale di Juçara Marçal. Chissà se in un futuro prossimo tutta l'arte più nobile verrà elargita in questo modo, attirando così un sostegno altrettanto spassionato.

(08/03/2014)

  • Tracklist
  1. Velho Amarelo
  2. Damião
  3. Queimando a Lingua
  4. Pena Mais Que Perfeita
  5. Odoya
  6. Cirando do Aborto
  7. Canção Pra Ninar Oxum
  8. E o Quico?
  9. Não Tenha Ódio No Verão
  10. A Velha Capa Preta
  11. Presente de Casamento
  12. João Carranca
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