Sam Brookes

Kairos

2014 (Self Released) | folk, alternative

Il futuro degli enciclopedisti del rock è irto di difficoltà dopo l’avvento della musica digitale, la mole di album disponibili solo in download o in formato fisico e in un limitatissimo numero di copie è sempre più imponente, aggiungendo la corrente moda della cassetta stereo7, si può per un attimo dubitare della possibilità di creare un archivio della musica moderna. 
Sam Brookes, pur non rinunciando a una limitata quantità di vinili (150 copie) e cd, ha affidato il suo secondo progetto “Kairos” alle fortune del download legale, una scelta che finora ha tenuto lontano questo eccellente album dal clamore del pubblico e della stampa.

Il cantante e compositore inglese è autore di un folk fragile ed etereo dalla struggente passionalità, che la sua voce triste e confidenziale rende affine alla tradizione di John Martyn e Tim Buckley. Le sue atmosfere solenni e mai eccessivamente malinconiche si allineano altresì alla produzione di artisti contemporanei come i Woods.
Autoprodotto e realizzato con i finanziamenti pubblici dell’Art Council Inglese, “Kairos” è l’attimo fuggente di Sam Brookes (Kairos significa appunto il momento opportuno), un folksinger innamorato delle piccole realtà rurali e della profondità dei valori come amicizia, amore e fantasia, che la frenesia urbana e metropolitana sempre più spesso converte in un linguaggio privo di connotazione reale.

Nessuna perizia tecnica particolare è evidente nelle dieci tracce del progetto, un raffinato finger-picking e una predilezione per accordi minori danno forma a canzoni armonicamente ricche, ma non istantaneamente orecchiabili.
Il particolare registro vocale di Sam Brookes è l’anima delle dieci tracce, il suo passato come corista nella cappella privata del Gran Windsor Park ha forgiato tecnicamente le sue doti di interprete; la sua abilità di salire senza sforzo a un registro superiore partendo da un vibrato timbro da tenore non può che evocare Tim Buckley (in molti penseranno erroneamente a Jeff Buckley per una maggiore familiarità con la sua produzione).
La breve apertura di “Intro” e la fragilità di “Numb” si adagiano subito su atmosfere cupe, attraversate da intrusioni elettroniche e percussioni glaciali alla James Blake, una cornice che si ripropone nel finale con la splendida “Breaking Blue”, qui è la chitarra elettrica a reggere l’atmosfera con pochi spettrali accordi, sui quali la voce si libra senza più freni o regole, con sparuti inserti di synth che accompagnano con mestizia il racconto di un amore vuoto, fatto di plastica.

Il contrasto tra la spensieratezza della campagna e il grigiore della città è sempre rappresentato nei testi: "Io cambierò il mio giorno, se hai più bisogno di me, fuggirò dalla folla solo per esserti vicino", "fuori in campagna dove sentirsi vivi, solo questo pazzo mondo pazzo e tu”, canta in “Crazy World And You”, mentre la ballata scorre tra il rullare morbido delle percussioni e soavi armonie acustiche, con uno dei refrain più accattivanti e memorabili dell’album.
“Kairos” è un album dall’ampia forza emotiva, Sam Brookes sottolinea ogni frase con raffinata enfasi, che anche nelle pagine più vivaci e ordinarie (“James”) trova il giusto equilibrio tra armonia e arrangiamenti, senza mai tradire le radici folk (“One Day”), ma all’ombra di “Inside Out” (del gia citato John Martyn) trova la forza per varcare i confini del genere, e se i frutti sono le originali inquietudini rock ed etniche di “On The Mend” e le ondeggianti sonorità di “Frequency” (la chitarra suona come un arpa) c’è solo da costatare che “Kairos”, diversamente da album più chiacchierati, mantiene quello che promette, ed è un bel sentire.

(07/09/2014)



  • Tracklist
  1. Intro 
  2. Numb 
  3. James
  4. Crazy World And You 
  5. Frequency 
  6. This Is The Place
  7. One Day
  8. No Time 
  9. On The Mend
  10. Breaking Blue




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