The Twilight Sad

Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave

2014 (Fat Cat) | post-punk, electronic, dark

Spesso la razionalità distrugge la nostra capacità d’analisi: quello che ancora suscita emozione si sgretola dietro un mare di giustificazioni, a cui diamo forma scritta e verbale al sol fine di giustificare qualcosa che trascende la realtà. Al cospetto di “Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave” molte certezze sembrano vacillare: la band scozzese, che insieme ad altri connazionali (We Were Promised Jetpacks, Frightened Rabbit, Biffy Clyro) ha rimesso il post-punk al centro di una musicalità oscura e a tratti epica, inverte la rotta ancora una volta, mescolando le influenze kraut-rock con l’elettronica dei Cabaret Voltaire e il versante più malinconico dei My Bloody Valentine, relegando la recente esperienza con la Royal National Scottish Orchestra al ruolo di cemento sonoro per tutte le loro ambizioni poetiche e letterarie.

James Graham azzarda una lettura emotiva meno irruenta e apparentemente meno destabilizzante, ma così facendo trova la chiave d’accesso per una comunicazione meno epidermica e più gelida e viscerale. L’epica si affida al ritorno di un muro sonoro di chitarre e synth che trovano un morbido riposo nelle nuance orchestrali, che tratteggiano con impalpabile intensità le migliori performance vocali del leader, il quale libera dalla nebbia e dalla claustrofobia una musicalità ormai capace di andare avanti da sola senza artifizi stilistici. Questa è una sicurezza che permette a brani come “I Colud Give You All That You Don’t Want” di procedere nelle pieghe del pop, senza perdere neanche un briciolo di quella drammaturgia che ha reso interessante il loro percorso discografico.

I Twilight Sad, dopo aver dato vita ad album promettenti, sono pronti a prendere il posto di alcuni loro illustri predecessori (Cure, Depeche Mode, Joy Division) senza dimenticare gli innesti più recenti di esperienze come quelle dei National o degli Interpol.
È da questo fluido senza più sosta che nascono pagine di lirismo ipnotico (“Leave The House”), prelibatezze notturne che non si udivano dai tempi di “A Walk Across The Rooftops” dei Blue Nile (“There’s A Girl In The Corner”), ambigue creature di rock elettronico di cui credevamo unici maestri i Depeche Mode (“It Never Was The Same”) e residui di post-rock che non avevano più l’urgenza dei gloriosi Josef K (“Drown So I Can Watch”).

Il quarto album dei Twilight Sad offre in verità più emozioni e variabili di quanto sia lecito attendersi dai presupposti culturali e sonori messi in gioco. La versatilità e la voglia di entrare in contatto con l’ascoltatore senza troppe maschere li spinge verso toni leggermente hard-rock (“In Nowheres”) o shoegaze-noise (la title track), per poi rinchiudersi di nuovo nelle trame strazianti del post-Joy Division (“Last January”) e lasciare il commiato alle noti dolenti e maestose di “Sometimes I Wished I Could Fall Asleep”. Quest'ultimo è il giusto epitaffio per un’avventura sonora che celebra ancora una volta il dolore e il deliquio con un’intensità che sembrava ormai perduta.

(03/11/2014)



  • Tracklist
  1. There's A Girl In The Corner
  2. Last January
  3. I Could Give You All That You Donu2019t Want
  4. It Never Was The Same
  5. Drown So I Can Watch
  6. In Nowheres
  7. Nobody Wants To Be Here and Nobody Wants To Leave
  8. Pills I Swallow
  9. Leave The House
  10. Sometimes I Wished I Could Fall Asleep




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