C. Duncan

Architect

2015 (Fat Cat) | dream-psych-pop

Venticinquenne, scozzese laureato al conservatorio, Christopher Duncan è cresciuto a pane e musica. Figlio di due musicisti di musica classica, ha intrapreso lezioni di piano e viola per poi passare alla chitarra, al basso e alla batteria, prima di scoprire il piacere della composizione.
Il giovane musicista affronta il suo esordio discografico mettendo insieme folk pastorale, psichedelia vellutata e dream-pop, senza cedere alla facile lusinghe della melodia, piuttosto architettando una raffinata struttura sonora dove far scorrere delicate ed eteree composizioni, che tratteggiano un ponte tra la musica popolare e quella colta.

Come un artigiano del batik, C Duncan ha registrato i vari strumenti separatamente per poi impregnare il tessuto ritmico e sinuoso delle sue canzoni con colori e sfumature che hanno il fascino degli arazzi e dei mosaici.
La vera novità di “Architect” è nella metodologia della composizione e nella modernità dei ritmi, che smorzano gli eventuali confronti con il revival psichedelico di Jacco Gardner o con l’enfasi estetica dei The Ghost Of A Saber Tooth Tiger, i groove assumono un valore fondamentale per le escursioni armoniche e liriche dei brani, al punto che l’iniziale “Say” mette insieme surf e trip-hop in un carezzevole insieme, che suona come il brano pop più rinfrescante e originale che possiate portare con voi in ferie.

Anticipato da ben quattro singoli (tutti presenti nell’album), “Architect” è come un cappello magico da dove sbuca a volte un folk pastorale intriso di ritmi ipnotici (la title track) che fanno volare alto il tenore lirico del brano, e altrove improvvisi bagliori di una psichedelia antica e ruvida (“By”), che si muove irrequieta e sensuale.
Tra il fanciullesco dream-pop della piacevole filastrocca di “For” e il fragore silenzioso della vellutata e ariosa “Novices”, trovano voce le moderne e insolite misture di ritmo con cori classicheggianti e psichedelia in “Silence And Air” e il rigore quasi kraut di “Garden”.
Ma dietro le quinte si agita una sopraffina arte della composizione che dà forma a un potenziale classico come “Here To There”, che fa scivolare anni e anni di surf e beat tra le maglie del dream-pop emulando gli Zombies, mentre la nostalgia prende possesso di “He Believes In Miracles”, trascinando le melodie nei paraggi degli High Llamas e dei Pearlfishers con la stessa arguzia e classe.

Ricco di belle canzoni e abili refrain, “Architect” è un album etereo e leggiadro, un giardino sonoro dove gustare colori e sfumature che sono frutto di un accurato lavoro di scrittura e arrangiamento che mai va a incidere sulla fruibilità delle canzoni, fino al delizioso finale di “I’ll Be Gone By Winter” che scioglie ogni dubbio residuo sulle capacità di C Duncan come songwriter e musicista. Se durante l’ascolto all’improvviso vi sentite adagiati su una nuvola, non preoccupatevi: continuate a sognare.

(02/08/2015)



  • Tracklist
  1. Say
  2. Architect
  3. Silence And Air
  4. For
  5. He Believes in Miracles
  6. Garden
  7. Here to There
  8. By
  9. New Water
  10. Novices
  11. As Sleeping Stones
  12. I'll Be Gone by Winter.






C. Duncan su OndaRock
Recensioni

C. DUNCAN

The Midnight Sun

(2016 - Fat Cat)
L'elettronica subentra alle chitarre acustiche nel nuovo album del musicista scozzese

C. Duncan on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.