Digitonal

Beautiful Broken

2015 (Just Music) | ambient, neo-classical

All'inizio Digitonal era poco più di una risonanza, un moniker che pur girando a vuoto nella mia testa aveva una sua ben precisa collocazione da qualche parte nel subconscio*. Quel che capita è che l'uscita di un disco così prezioso passi assolutamente inosservata... nell'anno 15° del terzo millennio; tutto diventa sin troppo relativo, se non c'è hype, ma pure questo termine non si usa (già) più, insomma, se non c'è un effetto “virale” a sostenerti, rischi di non trovare più posto in quello splendido limbo di parole che è il web.
Tagliando corto, la ricerca minuziosa a questo punto diventa indispensabile: da un “loro” inteso come gruppo si passa invece a una one-man band. È il clarinettista e compositore londinese Andy Dobson, in pista ormai dal 1997, al quale però viene associato continuamente, dal 2001 in avanti, un altro strumentista di estrazione classica, il violinista egiziano Samy Bishai: per ammissione dello stesso Andy una formidabile colonna portante di tutte le composizioni del progetto. Dopo sette anni dal precedente, eccovi dunque il loro (si ritorna al plurale) quarto disco, anche migliore uscita di giugno per la rivista Echoes (Music for chillout of the night). “Beautiful Broken” è musica da ascoltare col fiato sospeso, assaporandone le brevilinee armonie che in giocosa alternanza alimentano piccole emozioni, lenimento perfetto per le cellule cerebrali.

Saltellano inquiete le nove tracce, ambientali, atmosferiche, avvolgenti, mai sazie di suoni, alimentate dal silicio e dai muscoli, dagli archetti e dai tasti, manopole scandiscono il ritmo di contrattempi scoppiettanti, ora lento ora veloce, ma inesorabile nel suo fremere atemporale. All'interno della tessitura sonora ci sono strumenti veri quali piano, violino, violoncello, clarino e arpa e poi tanta elettronica a fare da collante. Non importa cosa si riesca a estrapolare o a riconoscere, a isolare a ogni costo, ciò che importa è riuscire a percepirne la "forza" rappresentata dall'insieme: un'armonica sequenza di suoni in cui la regola della bellezza viene rispettata al massimo delle possibilità in una cristallina colonna sonora per il “tutto”.
I nomi che gli vengono associati sono Arvo Part, i Cluster e Steve Reich, quest'ultimo omaggiato nella traccia finale Eighteen, la quale è un esplicito tributo a Music for 18 Musicians: una camerata corale agitata da baleariche marimbas incalzanti. Dal canto nostro, in maniera del tutto arbitraria buttiamo lì Mick Karn (il primo album solista), il post-rock sintetico-meditativo di Glen Johnson, la trasversale neo-classical di Marconi Union o di Bersarin Quartett e di altre Denovalità, il mai troppo incensato Pete Namlook e vi è pure qualche "remembranza" di Murcof...

Fra le nove tracce spiccano "Proverb", che principia il rituale scandita da un mantra (rimane l'unico accorgimento vocale del cd) e dai contrappunti del piano sostenuto da sensuali percussioni metalliche; la cosmica "We Three" il cui crescendo liquido di sussurri ed eco si lascia rubare la scena da un piano marziale e da uno spezzatino downtempo fino a quando il violino struggente di Samy crea in coda una suite da pelle d'oca (Dj Shadow aveva fatto qualcosa del genere su un campione di Battiato cent'anni fa...). C'è la natura (ri)velata e un paganesimo d'altre epoche - un po' new age - nell'enigmatica (e incantevole) "Anaethmatics" e nel minuetto silicico "Beltane" che, come la festa celtica a cui fa riferimento, esala gli umori inebrianti della primavera.

Colpiscono duro anche gli otto minuti equilibranti di "Polestar" (clarinetto anthemizzante, sincopi circolari e lampi di pura genialità ambientale), il tempo dispari di "Luna", incalzante non-oggetto ancora in odore di antichi riti misterici; la carezzevole distonia creata da un'arpa cangiante e un violoncello sontuoso di "Autumn Round" - la miglior traccia di un Lp che è una vera rivelazione, occulta, ma luminosissima.

* I 65daysofstatic in un'intervista collocarono Digitonal in una loro lista particolare di "cose" da ascoltare assolutamente. Come non credere loro.

(24/06/2015)

  • Tracklist
  1. Proverb
  2. We Three
  3. Autumn Round
  4. Beltane
  5. Anaethmatics
  6. It Doesn't Matter
  7. Luna
  8. Polestar
  9. Eighteen
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