Nicola Sani

Raw

2015 (Stradivarius) | contemporanea

L'illustre compositore ferrarese Nicola Sani non ha ormai più bisogno di particolari presentazioni, essendo divenuto con gli anni uno degli esponenti di spicco della nostra nuova musica contemporanea. Oltre che un talentuoso musicista, Sani è anche un infaticabile organizzatore culturale, che da circa un decennio lavora alacremente con teatri, sale da concerti e auditorium vari, dedicandosi con anima e corpo alla materia musicale in tutte le sue forme.
Della sua parca discografia, a dispetto invece di un buon catalogo di composizioni realizzate in questi ultimi trent'anni, "Raw" costituisce il suo vertice artistico assoluto finora raggiunto, un disco di musica contemporanea italiana di cui andare fieri anche all'estero (contrariamente alla sorte che spetta invece al nostro rock, spesso e volentieri visto, non a torto, come provinciale e derivativo).

Già con "In Red" (Stradivarius, 2014), Nicola Sani aveva raggiunto una piena maturità artistico-stilistica, ma che con questo nuovo lavoro viene ulteriormente superata, potendo addirittura scomodare un termine altisonante (e spesso usato a sproposito) come "capolavoro". E' evidente e innegabile il debito che Sani deve pagare nei confronti di alcuni dei più grandi compositori del secolo scorso, ma la ripresa di un suo vecchio lavoro come "Oltre il deserto spazio" (1999), già inciso con l'Alter Ego Ensemble in un omonimo cd della Stradivarius del 2002, assume qui le sembianze di un "De Natura Sonoris" (1966) di Krzysztof Penderecki per questo inzio di terzo millennio, inquietante e intrigante nel medesimo tempo.

Altra composizione esemplare è "Verso un altro Occidente" (2001), che riprende le stasi sonore di un capolavoro di Gyorgy Ligeti, "Lontano" (1967), trasportandole in una immane futuribile era minacciosa. Se "AchaB" (2002) è più che altro un esercizio per sovratoni di un clarinetto, "Raw" (2005) è invece una sorta di "Capriccio" per violino di Paganini, ma sottoposto alle dissacranti manipolazioni gestuali di Mauricio Kagel.
"Come una specie di infinito" (1997) e "A Time For The Evening" (1997) suonano come delle versioni decadenti della musica sinfonica di Gustav Mahler, qui riadattate per ensemble da camera. "Vidi in Terra Angelici Costumi" (2011) prende invece spunto dal serialismo drammatico di Jean Barraqué.

Inaspettatamente, troviamo il noto "performer" teatrale e musicista impegnato Moni Ovadia come voce recitante in "Sul denaro" (2008), il cui testo è basato su una feroce invettiva socio-politica del musicologo e critico Luigi Pestalozza. Qui si cerca forse di ricreare ciò che Luciano Berio fece con l'ausilio del poeta Edoardo Sanguineti in "Laborintus II" (1965) e i risultati appaiono all'altezza della situazione, sebbene qua Dante Alighieri ed Ezra Pound non abbiano nulla a che fare (riguardo al testo scritto, ovviamente).

Eccellente è l'esecuzione del Contempoartensemble, diretto con assoluta precisione da Mauro Ceccanti. Ottima è anche la qualità di registrazione. Da non mancare assolutamente, dato che il suo autore sa infondere emozioni, insieme a uno spirito di ricerca d'avanguardia di prim'ordine.
E' assai plausibile che Sani abbia ancora molte altre cose di sicuro interesse da dire. "Raw" potrebbe essere solo un punto di partenza per lo sviluppo futuro della sua arte.

(03/12/2015)

  • Tracklist
  1. AchaB (2002)
  2. Oltre il Deserto Spazio (1999)
  3. Come una Specie di Infinito (1997)
  4. Verso un altro Occidente (2001)
  5. Raw (2005)
  6. A Time for The Evening (1997)
  7. Vidi in Terra Angelici Costumi (2011)
  8. Sul Denaro (2008)
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