Peter Kernel

Thrill Addict

2015 (On The Camper) | post-punk, alt-rock

I Peter Kernel provengono dal Canton Ticino e sono stati avviati da Aris Bassetti e dalla canadese Barbara Lenhoff, coppia anche nella vita. Per un po’ sono stati un quartetto, assieme a un’altra coppia, che però poi si è separata e dopo un po’ entrambi in momenti diversi hanno lasciato la band. Rimasti soli, Aris e Barbara hanno deciso di trasformare il progetto in trio, reclutando alcuni batteristi in modo da essere sicuri che almeno uno di essi fosse disponibile nel momento in cui era necessario registrare un disco o andare in tour. Dal 2010, l’attività è stata molto intensa, a cominciare dall’aver aperto tutto il tour europeo dei Wolf Parade, chiamati da Spencer Krug in persona, il quale li aveva scoperti condividendo lo stesso palco qualche mese prima a Trezzo sull’Adda con i suoi Sunset Rubdown. Da lì ci sono stati un tour canadese e il contatto con la prestigiosa etichetta francese Africantape, per la quale, nel 2011, è stato pubblicato il secondo disco “White Death Black Heart”, che ha avuto tante ottime recensioni e ha portato la band a suonare tantissimo per tutta Europa. I due si sono poi dedicati al progetto electro Camilla Sparksss, anche qui con tante date live, e ora eccoli tornati come Peter Kernel con questo terzo disco.

I due scopi principali che da sempre hanno caratterizzato i lavori di questa band sono, dal punto di vista tecnico, utilizzare i canoni del post-punk come base di partenza per la propria ispirazione, allargando i confini del genere tramite l’aggiunta di elementi indie-rock, mentre dal punto di vista emozionale, far provare all’ascoltatore in modo più realistico e coinvolgente possibile sensazioni scomode come il nervosismo, l’ansia, il panico, la frustrazione. Nel corso degli anni Aris e Barbara si sono mostrati sempre più padroni della loro idea artistica e questo disco è ricchissimo di spunti sotto diversi punti di vista: la struttura compositiva dei brani, l’utilizzo delle voci, la parte ritmica, oltre ovviamente ai due aspetti citati sopra, ovvero la rielaborazione delle influenze e il realismo delle sensazioni espresse.

Come si può immaginare, i due leader non hanno mai scritto canzoni che aderissero completamente al classico schema strofa-ritornello, ma qui riescono proprio a effettuare un passo in avanti dal punto di vista della scrittura, rendendo assolutamente lineari, coerenti e compatti brani che in realtà sono un fluire senza soluzioni di continuità di diversi momenti concatenati tra loro, nel senso che rappresentano fasi diverse di un’unica situazione. Questo senso di unitarietà all’interno del singolo brano e di coerenza globale di tutto il disco non è comunque ascrivibile solo all’aspetto del sognwriting, perché è tutto l’insieme dei diversi aspetti citati sopra a portare a un simile risultato. Sarebbe facile, infatti, dire che “High Fever” gioca sull’idea di mettere in tavola elementi che appaiono lontani tra loro ma che progressivamente si avvicinano per integrarsi nel corso del brano, oppure che “Leaving For The Moon” propone inizialmente una melodia grezza e spigolosa e in seguito la stessa in una versione decisamente più definita, per dare l’effetto prima dell’incertezza e poi della consapevolezza. Il fatto è che in questo disco l’aspetto tecnico e quello emotivo si legano tra loro in maniera quasi osmotica, tale per cui non possono essere considerati separatamente.

Così, la parte ritmica è più fantasiosa rispetto al passato, con un ampio utilizzo di percussioni che vanno al di là dei normali componenti di una batteria, però il disco inizia con “Ecstasy”, in cui la batteria è assente e l’interazione tra le due voci, una linea di basso monocorde ma pulsante nel modo giusto e l’alternanza tra riff di chitarra puliti e altri decisamente sporchi e riverberati creano l’ambientazione perfetta per l’inizio del viaggio. Invece, proprio la fantasia ritmica è fondamentale nel creare, in “Your Party Sucks”, quel momento di odio che non viene alla luce esplicitamente, ma che cova come fuoco sotto la cenere, ed è la stessa caratteristica a rendere realistico il ritratto, in “Supernatural Powers”, di una donna vista come perfetta e indistruttibile a uno sguardo superficiale ma che in realtà si mostra vulnerabile e umana e semplicemente desiderosa di fare quello che la fa star bene se la si osserva più approfonditamente.
Per quanto riguarda il citato ampliamento del modo di usare le voci, i due non hanno mai davvero cantato in modo tradizionale in passato e neanche qui lo fanno, però in diversi momenti non usano più le loro voci con la consueta aggressività, proponendole invece con un timbro più morbido e melodie più accentuate. Anche questo aspetto va analizzato nell’economia complessiva del brano, come quando è funzionale nel dare l’idea della voglia di tranquillità e positività in “It’s Gonna Be Great”, oppure a mettere in risalto l’ineluttabilità di una serena rassegnazione in “Majectic Faya”.

Il momento più alto di tutto il disco, comunque, è indubbiamente “You’re Flawless”, perfetta rappresentazione di quanto una coppia possa sentirsi angosciata dall’idea di ritrovarsi senza rendersene conto in una situazione di totale incomunicabilità tra le due parti, con ogni tentativo di ritrovare l’intesa destinato a fallire. La situazione è resa splendidamente grazie al passaggio da una prima parte più dilatata, con il ritmo e la parte vocale di Aris poco incisivi, a un intermezzo decisamente più inquieto e dalle atmosfere quasi horror, per arrivare a un finale in cui l’intensità della parte musicale e della voce, stavolta di Barbara, aumentano progressivamente per calmarsi di colpo negli ultimi secondi.

Per quanto riguarda la rielaborazione delle influenze, i continui paragoni con Sonic Youth e Blonde Redhead, molto presenti nelle recensioni del disco precedente, hanno ancora senso ma anche questi due riferimenti, così come i canoni stilistici del post-punk, sembrano più una base da cui partire per sfogare e concretizzare la proprie creatività piuttosto che un’ispirazione tout court. Il fatto è che i Peter Kernel sono arrivati al punto da risultare ambiziosi in modo spontaneo e sono sempre più in grado di coniugare assieme una chiara personalità, una valenza artistica importante e una forza emozionale che non può non colpire nel profondo.

(03/01/2015)



  • Tracklist
  1. Ecstasy
  2. High Fever
  3. Your Party Sucks
  4. Leaving For The Moon
  5. It's Gonna Be Great
  6. You're Flawless
  7. Supernatural Powers
  8. Keep It Slow
  9. They Stole The Sun
  10. Majestic Faya
  11. I Kinda Like It
  12. Tears Don't Fall In Space




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