Tears of Aladdin

Carnivore Abandoned Fragility

2015 (autoprodotto) | free-psychedelia, experimental rock

Dietro il moniker Tears Of Aladdin, si nascondono tre musicisti di Helsinki: Matti Mäntyharju (batteria, maracas e tamburello), Arttu Kaasalainen (voce, chitarra, synth e congas) e Yetro Kaikko (chitarra, voce). La loro passione per la musica psichedelica e per l’improvvisazione in genere dà i suoi primi frutti in questo doppio erratico e non privo di momenti illuminanti.

A dominare la scena sono soprattutto le fughe chitarristiche e le ragnatele del synth, mentre la batteria rimesta ininterrottamente strutture ritmiche zoppicanti che conservano, comunque, sempre un retrogusto ritualistico. Apre il volo in dilatazione di “Rosenai”, che disegna epiche coloriture melodiche e tratteggi Mercury Rev in chiave post-punk. Un modo niente male per dare inizio alle danze... “Caramel” è, invece, un cerimoniale disarticolato in cui anche le divagazioni chitarristiche contribuiscono alla resa percussiva del tutto. Quando, poi, l’elemento visionario viene trasfigurato in un arabesco di rintocchi atonali, si affacciano alla mente ricordi di “lune cattive”.
Post-punk è anche l'imprinting di "Brother Rubberband", un brano assediato da una angoscia strisciante che, tuttavia, gli strumenti riescono a mantenere sempre sullo sfondo, producendosi in un continuum lisergico che nella seconda parte assume cadenze trascendenti. In “Have Not Seen”, quindi, gli echi gotici vengono dapprima disseminati in un pulviscolo sintetico, per poi essere risolti in un crescendo ferroviario dalle tinte orrorifiche.

Tra deragliamenti cosmici e tribolazioni escapiste (“Don’t Do It To Me” e "Billy", entrambe con voce massicciamente filtrata - notevole il finale della seconda, tra motorik e martellante boogie velvetiano!), sperimentazioni assortite (le triangolazioni per tamburi, accordi sparsi e sbaffi sintetici di “Infant Frequencies”, le diffrazioni sci-fi, invero poco convincenti, di “What's Mine? You Are Eternal” e grovigli di suoni sempre più obliqui e suggestivi ("Herbivore Of My Dreams”), il disco finisce per ricordare anche gli incubi elettrici dei Fushitsusha (“Unsound Methods”) e le anarchie degli Amon Düül II (“Levitated Hotel Freakout in Congo”), convergendo, alfine, nel brodo lisergico di “Don't You Recognize Your Own Mother?”, in cui tutti i confini saltano e la musica si trasforma in una vertigine senza fine.
Al netto di qualche sporadica caduta di tono, "Carnivore Abandoned Fragility" riesce comunque a guadagnarsi un posto tra i lavori più affascinanti dell'anno.

(11/11/2015)

  • Tracklist

Side I

1. Rosenai
2. Caramel
3. Brother Rubberband
4. Have Not Seen
5. Don't Do It to Me
6. Herbivore of My Dreams

Side II

1. Levitated Hotel Freakout in Congo
2. Billy
3. Unsound Methods
4. Infant Frequencies
5. What's Mine? You Are Eternal
6. Don't You Recognize Your Own Mother?

Tears of Aladdin on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.