Fushitsusha

Nothing Changes No One Can Change Anything...

2014 (Utech) | experimental psych-rock

“Nothing Changes No One Can Change Anything, I Am Ever-Changing Only You Can Change Yourself”.

Da qualche tempo nell'incontrare un titolo di questo tipo si rende inconfondibile lo zampino di Keiji Haino, smodato sperimentatore nipponico che da oltre trent'anni, coi suoi temibili progetti e collaborazioni, sconquassa il vasto panorama della musica d'avanguardia. Le prime mosse con il leggendario trio Fushitsusha, promotore di un'inclassificabile forma di psych-rock, risalgono addirittura al 1978 e sono proseguite sino ai giorni nostri – nonostante il breve iato in seguito alla morte del bassista Yasushi Ozawa, nel 2008. Della loro corposa attività concertistica ci sono state abbondanti testimonianze su supporto fisico, ma sino a oggi il materiale di questo triplo cd era circolato online esclusivamente sotto forma di bootleg: solo ora esso viene ufficializzato dal provvido ripescaggio della Utech Records, grazie anche al mastering di James Plotkin.

Disponibile in edizione limitata di 1000 copie, l'importanza di “Nothing Changes...” sta soprattutto nell'immortalare il breve incontro dei Fushitsusha con un vero capomastro dell'avant-jazz internazionale, il sassofonista tedesco Peter Brötzmann. Tre ore di terrorismo alla Hōsei University di Tokyo, nell'aprile di un già lontano 1996: in questo contesto si spalanca uno scenario di pura follia impro, un cul de sac nel quale ogni velleità intellettuale viene abolita in favore del più inquietante primitivismo; un rito tribale senza idoli né volontà, nichilista fino al midollo senza aver letto una sola riga del pensiero nietzschiano.

La sezione introduttiva, di circa un quarto d'ora, rivela da subito una stortura anti-concettuale nei confronti del fare musica, ridimensionata qui a un battito irregolare di percussioni e tintinnii inespressivi. L'intero primo disco resta nelle mani dei soli Fushitsusha, che gettano le instabili fondamenta di un micro-universo perverso e autoreferenziale all'estremo: come unica alternativa alle bordate noise, Haino si esprime in un non-canto sgraziato, reso ancor più ermetico dalla lingua giapponese; solo l'impiego stridente dell'archetto, più avanti, sarà in grado di accentuare ulteriormente la natura sinistra dell'intera performance, sovrastando l'intero impianto strumentale.
Il secondo cd, a un quarto d'ora inoltrato, sancisce l'ingresso in scena di Brötzmann, che da vorticosi fraseggi ayleriani muove ben presto verso gli sfilacciati delirii del coevo John Zorn; un torrente in piena che scorre tra le grida sempre più concitate del trio, intento a ripetere incessantemente la stessa, ignota cellula lessicale.

Avviato il marasma, Haino lascia momentaneamente da parte la chitarra e assume il ruolo di sciamano, ricalcando con la nuda voce i moti convettivi del sax – a questo punto ormai inarrestabili.
L'atmosfera si adagia su vocalizzi al rallentatore negli ultimi minuti del disco, ove viene introdotto un climax mozzato sul più bello e che riparte daccapo, in maniera ancor più contemplativa, nell'ultima parte del concerto. Un'atmosfera nervosa che si inspessisce un minuto dopo l'altro, sublimandosi in scariche distorte senza soluzione di continuità; il tour de force termina con un blues malato come altrimenti lo avrebbero partorito i Big Black, tra fischi elettrostatici e bending selvaggi di eredità puramente hendrixiana.

Purtroppo il dialogo – o meglio, il doppio monologo – con Brötzmann si riduce, in definitiva, a un cameo episodico, non abbastanza corposo da smuovere l'epicentro della performance, quasi del tutto dominata dai Fushitsusha. E come l'evento in sé probabilmente anche l'ascolto, data la sua gravosità, risulterà difficile da ripetersi nel tempo: ma in fondo è giusto e comprensibile che un'esperienza del genere possa conservarsi allo stato di happening, se non altro per i meno avvezzi a simili depravazioni.
Comunque la vediate, “Nothing Changes...” conserva innegabilmente il fascino proibito tipico degli incontri irripetibili – in questo caso una collisione atomica che a tratti disegna scenari di un'astrazione terrificante.

(29/05/2014)

  • Tracklist
  1. A Seldom Seen Means Of Displacing Humiliation, A Trembling Time Surely Glimpsed Far Ahead / Give Me Back All That Was Me, Here Where I Left My Soul Awhile / Ango (1996 Version) – Entering Into Depths Where Meaning Cannot Exist
  2. Layer Upon Layer Of Missing Answers, Swirl In Circles Speaking To Me “Still You Ask Why?” They Say / Hazama
  3. Now Able To Know Fear, Can We Become More Exalted Than The Gods? Since They Have Stopped In Place / Acchi – Children Of Joy Overflowing / Omae – You Who Still Breathed / Nattanjanai – Akin To This
Keiji Haino + SUMAC su OndaRock
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