The Weather Machine

Peach

2015 (self released) | alt-folk-rock, americana

In Oregon ci sono più di 180 parchi naturali. Slater Smith li ha attraversati tutti. Lo scopo: girare il video di uno dei brani del precedente disco targato The Weather Machine, “Back O’er Oregon”. Ma, nel bel mezzo del viaggio, ecco l’imprevisto: il filmato fatto nel parco precedente si è rovinato. Bisogna tornare indietro. Più di 600 chilometri in un giorno. “A parte i boschi, l’unica cosa che attira l’attenzione lungo l’autostrada 42 sono i continui cartelli stradali che indicano la distanza da Roseburg. Che, per inciso, è considerata la peggiore piccola città di tutto l’Oregon”. Per Smith c’è un solo modo di sopravvivere al viaggio: scrivere una canzone.

Nasce così “How To Get To Roseburg”, una cavalcata western con addosso il profumo degli Wilco, in cui Smith immagina di mollare tutto e fermarsi a vivere proprio a Roseburg, barattando lo slancio del conquistatore con la saggezza di un re filosofo: “Nobody calls it heaven, but I think that I might try”. Lo spirito di “Peach”, il nuovo album degli Weather Machine, in fondo è tutto qui: nell’indole un po’ picaresca di una canzone inventata lungo un nastro d’asfalto in mezzo al nulla. Un’indole alimentata in maniera decisiva dal lungo rodaggio dal vivo durante i due anni trascorsi da “The Weather Machine”: “Il disco precedente l’abbiamo realizzato con delle canzoni che ero abituato a suonare senza band”, spiega Smith, “quindi aveva molto più l’atmosfera di un songwriter circondato da un gruppo che costruiva le canzoni. Da allora abbiamo suonato un sacco insieme, per cui la nostra scrittura adesso è meno incentrata su di me ed è più collettiva”.

Il suono si irrobustisce, insomma, con i nuovi arrivati Luke Hoffman alla batteria e Nick Hamel al basso ad apportare nuovo vigore sin dall’iniziale “Wild West Coast”. Lo testimoniano soprattutto gli episodi ripescati anche questa volta dall’esordio solista di Smith, “Mr. Pelton’s Weather Machine”: a cominciare da “Lilium”, che arricchisce di tinte inedite le ipnotiche movenze gitane della misteriosa protagonista, capace di lasciare tutti trafitti prima di svanire dalla scena.
Se “Wonder Show” predilige i chiaroscuri, restando tutto sommato più fedele alla vocazione originale, “As Long As We Get Along” si accende invece di vibrazioni garagiste. L’accrescersi dell’elettricità, del resto, è una delle coordinate fondamentali di “Peach”: basta sentire come il riffone di “Wannabe Cowboys” gioca a fare il verso alle power ballad anni Settanta, con i suoi ricordi da rodeo immersi in un sorriso nostalgico. E nei nuovi brani non è difficile trovare neppure qualche traccia in controluce degli ultimi Vampire Weekend, dalla freschezza delle chitarre che sbucano nel mezzo di “Some Evenings Are For Dancing” al beat liquido di “Peach”.

Eppure la varietà non va a discapito della compattezza del disco, che conferma gli Weather Machine come una della realtà più autentiche di un’Americana capace di strizzare l’occhio all’indie. Quando poi le affinità con il diretto predecessore tornano a farsi sentire più chiaramente, ecco farsi largo il tono scanzonato di “Breakup Song”, con Smith a trascinare tutti in un’ebbrezza corale, impaziente di lasciarsi alle spalle le pene dell’addio.
La vera costante è proprio il songwriting lieve e acuto di Smith, con il suo sguardo sempre pieno di curiosità e di irrequietezza. “I’m in love with too many things/ You’ll have to find me a bigger heart”, confessa in “Some Evenings Are For Dancing”. Ma, per quanto il cuore si dilati, resta sempre quella voragine incolmabile intorno a cui vibra la danza folk di “Wild West Coast”: “There’s a hole, there’s a hunger, there’s an ache within my soul”.

“Se c’è un segreto nelle canzoni degli Weather Machine”, conclude Smith, “penso che abbia a che vedere con il fatto che non sono altro che meccanismi per combattere il senso di esasperazione. Un luogo in cui la frustrazione e l’angoscia possono essere risolte con una risata – magari venata di tristezza o di ossessione. Ma forse è proprio questa la cosa più vicina alla libertà”.

(27/03/2015)

  • Tracklist
  1. Wild West Coast
  2. Some Evenings Are For Dancing
  3. Lilium
  4. How To Get To Roseburg
  5. Wannabe Cowboys
  6. Peach
  7. Breakup Song
  8. As Long As We Get Along
  9. MC Vs. The Digital Age
  10. Wonder Show
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