Derek Senn

Avuncular

2016 (self released) | songwriter, alt-folk

La vita, la morte e la ristrutturazione del bagno. Le cose di cui parleresti davanti a una birra, in compagnia dei vecchi amici di sempre. Quelli che ormai hanno messo su famiglia, ma che nonostante tutto non hanno smesso di credere nelle cose su cui avevano scommesso.
Sono fatte così, le canzoni di Derek Senn: si soffermano sui pensieri che affollano la vita di tutti i giorni, inezie e drammi, piccoli e grandi istanti di una storia. Sorridono e riflettono, raccontano e restano ad ascoltare. Confidenze dal tono così colloquiale da sembrare prosaico. Ma è proprio in questo che si vede il mestiere del songwriter: nello sguardo capace di penetrare l’ordinarietà del quotidiano per arrivare al cuore della realtà.

A due anni di distanza da “The Technological Breakthrough”, Senn si ripresenta alla porta di John Vanderslice armato solo della sua chitarra acustica. Stavolta lo scenario è quello del nuovo studio di registrazione di Oakland, ma lo spirito è sempre lo stesso: “Ogni canzone è una completa sorpresa, adoro vederle prendere forma”, racconta Senn. Merito dell’approccio rigorosamente analogico di Vanderslice, fatto apposta per cogliere al volo l’intuizione del momento. “Il nastro di registrazione crea un senso di urgenza che non lascia spazio ai ripensamenti, il che penso sia molto positivo”. Perché spesso i ripensamenti finiscono per consumare l’autenticità: “È nella prima take che i musicisti di solito sono più coraggiosi, perché sono in un atteggiamento di esplorazione in cui non hanno paura di commettere errori. Quando si suona uno strumento in maniera difensiva non può venirne niente di buono”.
Intorno agli accordi di Senn, la batteria e le percussioni di Jeremy Slota costruiscono così l’ossatura ritmica dei brani, lasciando alle tastiere e al pianoforte quelle pennellate un po’ oblique che portano impresso il marchio di fabbrica di Vanderslice. Come la girandola di moog che fa da sottofondo all’iniziale “Uncle Mike”, dandole l’aspetto di una ballata presa in prestito dall’ultimo Elvis Perkins. O come l’hammond che sostiene il dipanarsi da vecchio juke-box di “Steve Rents Amy's Island”.

Rispetto al disco precedente, le ombre sembrano allungarsi più in profondità sui brani. Se lì l’accento era sulla fragilità delle relazioni, in “Avuncular” è la brevità della vita a tessere un filo sottile tra le dodici tracce dell’album. Un album segnato dalla morte di due dei propri cari, a cui Senn dedica le memorie nostalgiche di “Uncle Mike” e “J”. “Avuncolare”, non a caso, è l’aggettivo che definisce la relazione di parentela tra zio e nipote. E c’è un terzo zio a cui Senn rende omaggio nel disco: lo zio Mills, morto a soli 19 anni nella guerra del Vietnam. Senn mette a confronto la sua vita alla stessa età con il destino dello zio, tratteggiando sul folk asciutto di “Vietnam” uno degli episodi più intensi di “Avuncular”.
“Ci sono eventi monumentali, alcuni dei quali sono tragedie capaci di spezzare il cuore, e ci sono anche eventi banali, come sistemare il bagno degli ospiti”: Senn non ha paura di parlare né degli uni né degli altri, e il bozzetto di vita familiare di “Tongue And Groove” si affida alle note scanzonate del piano per raccontare di piastrelle, vasche da bagno e listelli a incastro. L’ironia, insomma, resta sempre una delle chiavi essenziali delle sue canzoni, dal sogno strampalato di “Monica Lewinsky” fino alla filastrocca giocosa di “The Drinky Drink”. A riproporre più esplicitamente le atmosfere di “The Technological Breakthrough”, però, è soprattutto il passo netto di “Fifty Fifty Shot”, con i suoi guizzi di piano e i suoi refoli di tastiere, mentre “South Dakota Lady” prende un’andatura eelsiana, con tanto di rhodes e falsetto.

“I’m idealistic and totally nostalgic”, confessa Senn sulla morbida pedal steel che accarezza “La Tele”. “Ho nostalgia di quando le cose erano più semplici, dei tempi in cui avevo meno responsabilità e non avevo quasi bisogno di soldi per sopravvivere”. Riscoprire la libertà di vivere senza televisore come la coppia di “La Tele”, disfarsi della macchina e portare i figli a scuola in bici come la famiglia di “The Biking Family”. Ma le utopie alla “Captain Fantastic” alla lunga non reggono. Più passa il tempo, più la vita diventa complicata. “Il cambiamento radicale è difficile. La macchina mi serve per portare i bambini a fare surf. E adoriamo guardare film insieme. Per cui la macchina e il televisore restano al loro posto”.
La resistenza è vana, allora? Forse no, se si continua a lasciarsi interrogare dalla vita. “Eighty-nine percent of what we had we did not need/ And eighty-nine percent of what I did was to get what we did not need”. Serve solo il coraggio di rottamare l’89% e tenersi stretto il resto. Quella minoranza che conta davvero.

(13/02/2017)

  • Tracklist
  1. Uncle Mike
  2. Fifty Fifty Shot
  3. La Tele
  4. The Winter Rains
  5. J
  6. Tongue And Groove
  7. Steve Rents Amy's Island
  8. Monica Lewinsky
  9. Vietnam
  10. The Biking Family
  11. South Dakota Lady
  12. The Drinky Drink


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