Lali Puna

Two Windows

2017 (Morr Music) | electro-pop

A distanza di sette anni dall'ultimo "Our Inventions", Valerie Trebeljahr, orfana del fido Markus Acher (frontman dei ben noti Notwist), in quasi totale solitudine rimette in carreggiata la sigla Lali Puna insieme ai superstiti Christian Heiß e Christoph Brandner (già nei meritevoli Saroos). Nonostante, almeno per chi scrive, non abbia mai avuto molto senso rivalutare in negativo correnti musicali non più in voga a decine di anni di distanza, la domanda principale che ci si pone di fronte a questo disco è: cosa hanno ancora da dire i Lali Puna a quasi vent'anni dagli esordi (Tridecoder è del 1999)?

Il periodo in cui la Germania e il giro intorno alla teutonica Morr Music erano al centro delle attenzioni di tutte le riviste del mondo indipendente ha lasciato in eredità artisti e band che sono rimaste nel tempo a fasi alterne. Tante sigle storiche si sono perse dopo esordi sfavillanti (fra gli altri Ulrich Schnauss e Masha Qrella), altri hanno continuato più o meno a rinnovarsi con risultati apprezzabili (ISAN, Notwist), altri sono spariti dai radar lasciando alle spalle opere preziosissime (Styrofoam, B. Fleischmann, The Go Find). I Lali Puna, con stalli e lunghi periodi di pausa, hanno continuato nella loro opera di rinnovamento e riproposizione di certi suoni nel corso degli anni. Com'è dunque "Two Windows"?

Una cosa che va subito detta è che il disco vive di saliscendi qualitativi che minano un po' il risultato finale. Complice anche una durata non certo immediata, la sensazione che si ha ascoltando molte volte l'album è che la scrittura di Valerie e soci sia un po' appannata e solo a tratti illuminata dalla solita luce. Se ascoltando il trittico iniziale sembra di essere al cospetto del migliore album mai pubblicato dalla band - "Deep Dream" va annoverata fra le più belle canzoni mai rilasciate dal gruppo - il proseguimento si siede su certi stilemi electro-pop stantii (non di grande aiuto Dntel in "The Frame"; "Wear My Heart" e "Hair Daily Black" non smuovono niente), mentre gli archi di "Wonderland" e la minimali "Bony Fish" e "Birds Flying High" risollevano un attimo il livello complessivo della parte centrale.
Sul finire delle dodici tracce, viene in soccorso la frizzante "The Bucket" - pregevole soprattutto il pattern ritmico - mentre "Everything Counts On" e "Head Up High" concludono dignitosamente l'album senza infamia e senza lode.

Giunti alla fine, resta onestamente un po' l'amaro in bocca. Complessivamente le atmosfere non sono né troppo ovattate per risultare sognanti né troppo concitate per dare una spinta di ritmo significativa, lasciando l'album in un limbo esattamente a metà.
A salvare il risultato finale sono una manciata di canzoni veramente notevoli, capaci di non far rimpiangere i tanti lodati esordi. Siamo dell'idea che per proseguire un discorso compositivo serio la band abbia bisogno di rimanere insieme per almeno un altro album senza pause, trovare la chimica ogni volta dopo anni e anni di stasi è davvero complicato. Tuttavia, ascoltando "Deep Dream" non sarà difficile scorgere le magiche sensazioni che quasi vent'anni fa sconvolsero tanti appassionati.

(17/09/2017)



  • Tracklist
  1. Two Windows
  2. Dream Deep
  3. Come Out Your House
  4. The Frame
  5. Wear My Heart
  6. Bony Fish
  7. Her Daily Black
  8. Wonderland
  9. Birds Flying
  10. The Bucket
  11. Everything Counts On
  12. Head Up High
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