Progenie Terrestre Pura

oltreLuna

2017 (Avantgarde) | black-metal, cyber-metal

A volte occorre avere la lungimiranza di pensiero per comprendere quanto certi risultati siano, per un motivo o per l'altro, semplicemente irripetibili, che anche solo il poter pensare di ripeterli costituisce un errore di fondo da scongiurare, per quanto possibile. Quattro anni fa, arrivava nella vastissima galassia metal un'opera destinata ad alimentare in breve tempo l'ammirazione degli addetti al settore e la curiosità dei tanti ascoltatori, avvinti da quello che a tutti gli effetti è stato un evento in piena regola: "U.M.A.", con i suoi scenari fantascientifici e interspaziali, le riflessioni dai riferimenti asimoviani, il perfetto equilibrio tra le perlustrazioni psybient e la potenza delle sezioni black-metal, ha avuto partita facile (si fa per dire) a mettersi immediatamente in risalto come un'esperienza d'ascolto totalmente unica nel suo genere, uno di quei casi in cui il termine "originalità" possiede davvero un suo valore specifico.

Presentatasi al mondo con un'opera che rompeva i ponti con qualsiasi tipo di facile affiliazione, la creatura Progenie Terrestre Pura ha avuto l'accortezza di lasciar perdere ogni possibile desiderio di donare al suo primo lavoro una parte seconda, per intraprendere, con una line-up quasi del tutto riformata (Nex[1] ha lasciato il progetto, mentre gli sono subentrati Emanuele Prandoni aka Anamnesi alla voce e Fabrizio Sanna al basso e alla produzione) un percorso sensibilmente diverso, nelle forme e nel bilanciamento degli elementi che lo costituiscono.
Attenuando la componente elettronica, perlomeno prosciugando i momenti di distensione atmosferica (protagonisti assoluti nell'Ep space-ambient/Idm "Asteroidi"), per dare invece più ampio risalto agli aspetti metal del suo suono, il terzetto italiano con "oltreLuna" mantiene intatti i tratti salienti del proprio nucleo concettuale (la copertina d'altronde non potrebbe essere più specifica), dando però allo stesso tempo una sterzata sostanziale a ricerca sonora e composizione. Non poteva esserci evoluzione migliore per la proposta del gruppo.

Se certamente si può parlare di una band per ovvi motivi dedita a intessere atmosfere e a costruire suggestioni ben precise, nondimeno la stessa rifugge tutti i cliché che contraddistinguono i progetti atmospheric-metal propriamente detti, operando su una molteplicità di livelli che nuovamente ne ribadiscono la singolarità. Strutturato come il precedente in cinque brani dall'ampio respiro, a questo giro disposti in rigoroso ordine di durata, "oltreLuna" accentua il dinamismo insito nella proposta del progetto attraverso affascinanti spinte progressive, la chiamata in causa di accenni global, tesi ad architettare suggestioni in odore di tribal-ambient (il flauto dai toni ascetici che affiora a supporto dei momenti più distesi di "[.Pianeta.Zero.]" e "[.subLuce.]", l'apertura sospesa della title track, tra throat-singing e didgeridoo aborigeni, a rimarcare le affinità elettive con la ricerca psichedelica di Simon Posford), un utilizzo e un trattamento delle voci che sposa in un unico abbraccio lirica, filtri robotizzati e canto estremo, potenziando quell'indagine nel rapporto uomo-macchina che rappresenta uno dei temi-chiave della poetica del gruppo.

Con una produzione ancora più complessa, che sfrutta l'elettronica con maggiore sottigliezza, spesso fungendo da complemento cyber/industrial alle dense trame black dei brani (talvolta giungendo pure a scelte inaspettate, come le pulsazioni dubstep sul chiudersi della title track), il disco scopre spazialità e intensità diverse, dettate anche dal differente bilanciamento delle parti. Quasi a indicare minacce sconosciute, esplorazioni nello spazio più profondo, la componente metal acquisisce una centralità non di poco conto nell'aspetto prettamente suggestivo/narrativo, facendosi tramite di una potenza e di una visceralità d'approccio precedentemente inesplorate dal trio.
Blastbeat impetuosi, strategie di tensione e rilascio ("[.Deus.Est.Machina.]" il momento più significativo sotto quest'aspetto, notevolissimo nel controllo degli stacchi e delle ripartenze), riff imponenti e dall'afflato epico ("[.Pianeta.Zero.]" li sfrutta sin da subito, ricorrendo anche a suadenti cadenze mediorientali) costruiscono un affresco sonoro massiccio ma stracolmo di sfumature e deviazioni dal canone, da cui spunta anche un'inattesa carica cinematica.
Il quarto d'ora conclusivo di "[.Proxima-B.]", nell'addensare in una singola traccia tutti gli elementi costitutivi dell'opera, chiarifica la complessa fisionomia del sound portando alle estreme conseguenze la capacità integrativa ed elaborativa dei q[T]p (l'acronimo del gruppo), gestendo compatte sezioni black, affilate striature cibernetiche, commenti elettronici di varia natura e inquadrature ambient in un affresco dall'ammaliante forza evocativa; raramente i viaggi interstellari hanno goduto di una rappresentazione sonora così nitida e lontana da posticce grandiosità orchestrali.

La navicella Progenie Terrestre Pura è insomma più funzionante e all'erta che mai, ben poco disposta a cadere in trappole da dilettanti. Avvalendosi di un pacchetto espressivo completo, il terzetto italiano, tra i veri vanti musicali del nostro paese, è pronto per dirigersi alla volta di nuove esplorazioni e scoperte. Nel mentre, "oltreLuna" non cessa di porre interrogativi e schiudere il proprio fascino a chi non ha smesso di rimirar le stelle.

(06/11/2017)

  • Tracklist
  1. [.Pianeta.Zero.]
  2. [.subLuce.]
  3. [.oltreLuna.]
  4. [.Deus.Est.Machina.]
  5. [.Proxima-B.]


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