Una ventina di minuti in compagnia di un Antony Hegarty che scalda i motori in attesa del prossimo passo sulla lunga distanza. Nulla più di questo è "Another World", Ep che fa da antipasto a "The Crying Light", terzo album atteso per l'inizio del prossimo anno, da parte dell'artista che con l'intenso "I Am A Bird Now" è assurto al rango di superstar alternativa.
Uno status inatteso per l'ex drag-queen, portato alla luce da David Tibet e alla fama da Lou Reed, status che lo ha portato a inflazionare il proprio nome attraverso una sfilza di comparsate in dischi altrui; un ruolo quello dell'ospite che poco si addice a un artista, una voce, una presenza di tanta e particolare personalità. Ora Antony torna con il suo stile di raffinato e introspettivo songwriting e subito riallaccia le fila del discorso lasciato in sospeso tre anni fa, con una manciata di tenui ballad in chiaroscuro, quali "Another World", "Crackagen", "Sing For Me".
Occhiate furtive dietro il sipario, immagini di un palcoscenico deserto dove solo una fioca luce illumina il solitario cantore e il suo inseparabile pianoforte. Nessuna sorpresa ma, almeno nel caso della title track, l'incanto è potente e innegabile. La ricerca melodica è pur sempre rivolta alla ricerca di risonanze oniriche, di una sofferta e liberatoria auto-analisi. In questo senso l'ultimo brano "Hope Mountain", in assoluto il più minimale e scarno, raggiunge forse il risultato più eclatante di questa breve raccolta. La sola "Shake That Devil" sperimenta invece una forma diversa, tra l'esoterismo del suo mentore David Tibet e uno scheletrico rock-blues. Esperimento non convincente, ma che potrebbe anche rappresentare un'interessante digressione dagli schemi consueti.
Uscita preparatoria e poco significativa, per un ascolto che in attesa del nuovo album ci riconsegna Antony come l'avevamo lasciato, con i suoi pregi, i suoi difetti, la sua classe cristallina.
29/11/2008
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