La cantante degli Autour De Lucie il 19 febbraio è uscita con il suo primo album solista. Una band discreta, in classico stile francese, rimasta da parte fra le uscite di un’ottima etichetta (Le Village Vert), il cui culmine si può ritrovare in “Faux Movements”, un album dallo spirito pop viziato da una patina di serafica dolcezza. Ora, però, arriva il primo passo di Valérie lontano dal gruppo, con l'apporto del batterista tuttofare Sébastien Lafargue.
Come per quanto già ascoltato in passato, ciò che balza subito all'attenzione è la voce. Se in passato certe trovate melodiche e strumentali offuscavano leggermente la vera espressività delle sue parole, in queste canzoni il potenziale esplode in tutta la sua bellezza.
”Mon Homme Blessé” è una ballata simil-country solcata da percussioni inusuali, suoni minuscoli per una canzone piccola e adorabile. ”L'eau Du Gange” si barcamena intorno a una serie di accordi di chitarra impietosi e strascicati, a cui si aggiungono piccoli arpeggi sognanti presi a braccetto da un'armonica, di fatto mettendo insieme una perfetta canzone pop. Sì, semplicemente pop, semplicemente splendida.
L'intromissione di un piano malinconico nella title track inietta sensualità alla voce di Valérie, dove le chitarre quasi post-rock in sottofondo danno un senso di "sogno", le parole, recitate quasi come una poesia, fanno fermare il tempo. La successiva “Au Virage” vede l'arrivo di una batteria elettronica, senza contare un battito di mano concitato. I cori femminili con un :"uhhhh-uhhhhh" danno una marcia in più, intrecci percussionistici completano un'altra perla.
L'atmosfera si fa plumbea e flemmatica in “Falaises”, senza rinunciare a un pizzico di tensione emotiva, la struttura si riduce a poco più che niente nell'essenziale, tutt'altro che scontata, “Un Point De Chute”.
”Un Endroit” è forse il pezzo più bello della raccolta. Il piano, già in precedenza menzionato per il tatto con cui viene suonato, si avvale dell'aiuto ritmico di una drum-machine soffice, lo xilofono, mai così bello, splende con i suoi rintocchi puntuali. Poi, sibili elettronici, squarci melodici cesellano qualcosa che, unito al cantato francese, sembra volerci comunicare un senso di purezza rassicurante. Dopo questo colpo diretto al centro delle nostre paure, si sente il bisogno di un po' di spensieratezza. Sembra proprio messa al posto giusto, dunque la canzoncina successiva. “L'amour Désormais” splende fra un'armonica classicheggiante, sembianze country, pregevoli arrangiamenti strumentali.
Se la solenne lentezza di “Un Coeur Gelé” può lasciar intorpiditi da un freddo pungente, “Rien De Grave” risolleva leggermente il tono sommesso del disco. Il finale, affidato a “Pyromane”, si staglia su un suono che dondola, non ha consistenza, smette di palpitare per poi tornare con un sussulto elettronico, ma pur sempre tenue.
Se Emilie Simon, giusto l'anno scorso, aveva affermato la validità del cantautorato francese con tendenze pop, Valérie conferma, ammalia, incanta.
02/03/2007