PONTE DEL DIAVOLO - De Venom Natura

2026 (Season of mist)
black metal, deathrock, doom, post-punk

I torinesi Ponte del Diavolo sono una formazione nata dall’unione di membri di Feralia, Inchiuvatu, Abjura e Askesis, che va ad abitare un territorio di confine, tra gotico, metal e punk. I nostrani Messa, forse il paragone più calzante in patria, hanno un’impostazione più legata al metal di matrice oscura, mentre i Ponte del Diavolo conservano l’instabile energia e la tenebrosa irrequietezza del verbo punk. Sono caratterizzati da una curiosa formazione a cinque che aggiunge a chitarra e batteria ben due bassi, nonché la voce evocativa, teatrale e duttile di Erba del Diavolo, nome d’arte di Elena Camusso: facile individuare in lei (anche) gli echi della leggendaria Siouxsie Sioux.

Il secondo album arriva quasi a due anni esatti dal precedente “Fire Blades From The Tomb” (2024). “De Venom Natura” è pubblicato da una formazione che ha già una sua riconoscibilità in Europa, quantomeno per gli appassionati di suoni oscuri, gotici ed esoterici.

Aperta da uno scampolo di dungeon synth, “Every Tongue Has Its Thorns” sfoggia subito l’artiglieria black-metal, procedendo poi con accelerazioni, addensamenti e diradazioni che uniscono post-punk, black-metal, doom-metal e urla assordanti con la grandiosa vocalità di Erba Del Diavolo, capace di alternare ruggiti, suadenti allunghi e vocalizzi misteriosi.

Il recitato marziale di “Lunga vita alla necrosi”, snocciolato come un inno dei CCCP mentre la chitarra scintilla velenosa, rivela substrati black-metal, abissali profondità doom e una nuova prova della sorprendente abilità di adattarsi a stili e registri diversi della cantante. 

Pur basandosi su ingredienti simili, “Spirit, Blood, Poison, Ferment!” presenta una sfumatura da cabaret oscuro quando aggiunge una vivace melodia di tromba. L’affascinante fusione di echi sessantiani nel canto nel rock gotico e thriller de “Il veleno della natura” sottolinea come la band sia efficacemente in grado di ampliare il proprio linguaggio, aggiungendo una spettrale melodia in un assalto black-metal.

“Delta-9 (161)”, dal titolo che richiama il tetraidrocannabinolo (THC), si attarda in uno stoner-doom psichedelico, con qualcosa degli Electric Wizard: dopo oltre cinque minuti è la solita, portentosa, prova vocale a sollevare il brano verso lidi più creativi, condotto poi a una coda fragorosa, a un passo dal death-metal. Da un’intensità simile inizia “Silence Walk With Me”, con qualcosa di certi Leprous nell’interazione tra chitarre e batteria, poi lanciata in accelerazioni black-metal sovrastate da un canto melodico. Anche quest’album si chiude con una cover, “In The Flat Field” dei Bauhaus.

Aiutato da una produzione più nitida che in passato, che permette di apprezzare le sfumature negli arrangiamenti, “De Venom Natura” amplia e perfeziona le idee di “Fire Blades From The Tomb”. I brani tendono meno a disperdersi o ripetersi durante lo sviluppo, con la sostanziale eccezione dei nove minuti di “Delta-9 (161)”. Se ne ricava un ascolto suggestivo, che attinge a piene mani dal passato ma in direzioni molto diverse: colonne sonore thriller e horror, varie incarnazioni del metal (stoner, doom, black), post-punk oscuro e gotico, persino certi accenni progressive. È la consacrazione di una proposta personale, fuori dal tempo: una rilettura postmoderna dell’immaginario satanico, esoterico e oscuro, tanto caro alla città di Torino, una delle capitali mondiali dell’esoterismo.

24/03/2026

Tracklist

  1. 1. Every Tongue Has Its Thorns
  2. 2. Lunga vita alla necrosi
  3. 3. Spirit, Blood, Poison, Ferment!
  4. 4. Il veleno della natura
  5. 5. Delta-9 (161)
  6. 6. Silence Walk With Me
  7. 7. In The Flat Field

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