BILL PRITCHARD - Haunted

2026 (Tapete)
indie-pop

Anche per Bill Pritchard è tempo di raccogliere le idee per un disco che restituisca in parte il fascino del lontano esordio nel 1987, primo di una cinquina di progetti che hanno contrassegnato lo stile poetico, malinconico ed elegante del musicista inglese, che trovò in Francia terreno fertile per le sue divagazioni pop a cavallo tra Smiths e Pet Shop Boys.

Non è in verità iniziato nel migliore dei modi il nuovo millennio per Pritchard, con il controverso “By Paris, By Taxi, By Accident”. Dopo ben dieci anni di silenzio, il pur tiepido “A Trip To Coast” ha ripristinato il legame con i fan; un rapporto rinsaldato con una serie di album discreti ma non memorabili.
“Haunted” si candida come il miglior progetto dai tempi di “Jolie”: l’incastro tra melodie alla Lloyd Cole e un nobile disincanto alla Robyn Hitchcock funziona egregiamente, per una serie di canzoni agrodolci, tanto inclini al chamber-pop quanto al folk-pop psichedelico, un nugolo di melodie semplici eppur solide, graziate da un’onesta complicità emotiva.
E’ un album vivace, “Haunted”, conciso e diretto al punto da sembrare leggero (“Perpetual Tourist”), perfino spavaldo nell’incrociare groove r&b con riverberi pop-psych e doo-woop (“Smile”), pronto a graffiare con uno stralunato folk che profuma di erba, pioggia ed emozioni legate a piacevoli ricordi del passato, mentre in sottofondo scorrono tastiere e sax (“Intrigue And Wonder”).

Echi del folk-pop britannico anni 70 (“The Quarter”) e poetiche immagini baroque-pop (“Curious Feeling”) scivolano dolcemente verso quegli accenti bohémien che per il musicista sono sempre stati come una seconda pelle (“Suburb Of The World”), terreno fertile per un brano a passo di tango e non privo di una sorniona teatralità (“Sunset In Poland ”), ma anche per una ballata volutamente imperfetta con al seguito una vecchia drum machine (“Imperfect”).
Magistralmente arrangiata, “Lillie” è una di quelle intuizioni melodiche e mordaci che hanno contraddistinto lo stile di Pritchard, mentre la soave title track rappresenta un inatteso slancio romantico, un’insolita canzone d’amore e d’amicizia che Bill interpreta con la consueta sensibilità finemente poetica.
E’ tuttavia “Sweet Melody” il brano più atipico e originale dell’album, un intreccio di tastiere vintage, organo e piano fanno da cornice a una melodia che sembra uscire dalle stesse session di “Ebony And Ivory” di Paul McCartney e Stevie Wonder, ma con risultati decisamente più intriganti.

“Haunted” è il disco che i fan di Bill Pritchard attendevano da tempo, un insieme di canzoni eleganti e mai banali, un trionfo creativo per un artista che proprio in questi giorni festeggia 62 anni e una carriera all’insegna della discrezione e del buon gusto.

01/04/2026

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