C’è un momento preciso in cui i Muse hanno smesso di essere una band di guitar-rock e sono diventati un progetto di ingegneria dello spettacolo. I Tigercub sembrano essersi fermati un attimo prima: stessa ambizione melodica, stesso gusto per l’armonia inattesa nel mezzo del riff, ma con una concisione che la band di Bellamy ha progressivamente abbandonato. In quattro album, il terzetto di Brighton ha distillato qualcosa che tiene insieme stoner, alternative e rock da arena senza che la magniloquenza soffochi l’ispirazione. Il nuovo “Nets To Catch The Wind” è dove questa sintesi riesce meglio.
Il singolo “Fall In Fall Out” sembra arrivare dritto dai giorni di “New Born” e “Plug In Baby”: basso ruvido e classicheggiante in primo piano, ritornello che deflagra con una quarta minore a tingere l’esplosione di sfarzo decadente. Il riferimento è immediato, ma i Tigercub hanno abbastanza personalità da rendere il confronto solo il punto di partenza. Quasi un lied romantico in vceste elettrica, “Stuck In The Melancholy” accumula tensione attraverso moti discendenti e giochi di dinamica, innescando un trasporto solenne e melodrammatico; più ambigua e sferzante, “Magic Sleep” ha invece qualcosa di stregonesco nel modo in cui strofa e tema chitarristico si fondono, luminosi e inquietanti insieme.
Altrove emerge però un’anima più satura e obliqua. “Head Over Heels” porta in superficie una vistosa componente stoner, e anche altrove nel disco i Queens Of The Stone Age restano un polo di attrazione evidente, con la loro capacità di essere saturi e diretti senza rinunciare a un’immediata riconoscibilità pop-rock. In “My Paper Heart”, poi, il riffone 6+8 con slittamento di accenti pare richiamare i Kansas di “Carry On Wayward Son”, ma in forma assai più massiccia e sferzante. “A Black Moon” spinge ancora più lontano, con un piano dal sapore eurodance astutamente alternato a bordate chitarristiche cromatiche e poderose. Lo scontro a distanza fra i due elementi resta impresso per ore — e dice molto su quanto la band si senta a proprio agio in territori lontani tra loro.
Con duecentomila ascoltatori mensili su Spotify, i Tigercub restano ancora nell’orbita delle band di culto, lontani dai numeri dei loro modelli più diretti ma anche di formazioni già affermate come All Them Witches e Nothing But Thieves, che intercettano lo stesso potenziale pubblico. “Nets To Catch The Wind” potrebbe cambiare qualcosa: è un disco che sa dove vuole andare e ci arriva con una disinvoltura che non si improvvisa.
25/05/2026