Giù le mani da “Futura”. La famiglia di Lucio Dalla e la Fondazione che custodisce l’eredità artistica del cantautore bolognese sono intervenuti dopo l’appropriazione del classico del cantautore bolognese ad opera di Roberto Vannacci. L’ex-esponente leghista, infatti, aveva scelto proprio “Futura” di Dalla come colonna sonora dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale. Durante l’evento politico, l’ex-generale ha presentato i programmi dedicati a cultura, musica e sport facendo risuonare il celebre brano del 1979, definito dal palco “una bellissima canzone di Lucio Dalla”. La scelta, però, non era stata concordata con gli eredi dell’artista, che ora minacciano di bloccarne l’uso.
“Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio”, ha dichiarato Dea Melotti, cugina del cantautore e vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla. Anche Daniele Caracchi, della Fondazione e della storica casa discografica Pressing Line, ha espresso sorpresa per l’accaduto: “Siamo rimasti spiazzati e meravigliati, per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia; credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza”.
L’utilizzo del brano da parte degli estremisti di destra di Futuro Nazionale stride anche con il significato stesso di “Futura”, uno dei brani più celebri del repertorio di Dalla. Scritta alla fine degli anni Settanta durante un soggiorno a Berlino e pubblicata sull’album “Dalla” (1979), la canzone racconta l’incontro tra due giovani amanti separati simbolicamente dal Muro, che immaginano insieme un futuro diverso e sognano una figlia da chiamare proprio Futura. Un racconto sospeso tra amore, speranza e desiderio di superare confini e divisioni, ben distante, dunque, dalle posizioni politiche xenofobe di Vannacci.
Il caso si inserisce in una lunga serie di controversie legate all’utilizzo di canzoni in contesti politici senza il consenso degli artisti o dei loro eredi. Negli ultimi anni, da Neil Young agli Abba, dagli eredi di Leonard Cohen ai Foo Fighters, numerosi musicisti hanno contestato l’uso delle proprie opere durante campagne elettorali e manifestazioni politiche. Anche in Italia non sono mancati precedenti illustri, dalle proteste di Vasco Rossi per l’utilizzo di “C’è chi dice no” durante il referendum costituzionale del 2016 alle diffide rivolte a Matteo Salvini dagli eredi di Rino Gaetano, fino alla contestazione di Ludovico Einaudi contro il Movimento 5 Stelle.
Sebbene la normativa sul diritto d’autore consenta in molti casi l’esecuzione pubblica di brani musicali durante eventi e comizi, resta aperta la questione dell’opportunità e del rispetto della volontà degli autori. Una posizione che, nel caso di Lucio Dalla, la Fondazione ha ribadito con fermezza: la sua musica, sostengono gli eredi, non dovrebbe essere associata ad alcuna appartenenza politica, meno che mai a quella di Futuro Nazionale.