ABIGAIL SNAIL - Rad Berms

2026 (Romac Puncture Repairs)
experimental, free jazz

Violenza! La teme la legge che tenta di arginarla attraverso la punizione, è nemica dell’etica e della morale che si affida alle religioni per tenere a bada le coscienze, ma può la violenza divenire linguaggio artistico?
Non si è forse nutrita di violenza la cinematografia e l’arte visuale, anche se decontestualizzandola ed esaltandone il fascino puramente estetico? Per Filippo Tommaso Marinetti, Gustav Metzger o Marina Abramović la violenza era parte stessa dell’arte, ma neanche la musica è rimasta immune dall’ambiguo fascino della violenza. Punk, noise, brutal death metal, speedcore sono solo alcune delle forme più estreme e violente della musica rock, spesso vittime di esasperazione estetica ma a volte foriere di autentiche rivoluzioni semantiche, dove l’atto violento diventa gesto culturale e politico.
Di quest’impeto si nutre l’esordio degli Abigail Snail, gruppo formato dal cantante chitarrista e bassista Stef Kett e dal batterista Will Glaser (già noto ai nostri lettori per il recente splendido album ”Music Of The Terrazoku: Ethnographic Recordings From An Imagined Future”), al geniale sassofonista James Allsopp (Sly And Family Drone) spetta completare l’organico responsabile di “Rad Berms”.

Ci sono album che diventa difficile spiegare senza cadere nel citazionismo, non è questo il caso, gli Abigail Snail sembrano più interessati a diventare pietra di paragone per future divagazioni di stile. Non avrebbe altrimenti senso la selvaggia sequenza di free-jazz,  momenti armonici affidati al canto, disturbi chitarristici e incessanti start e restart della sublime “Soul Berm”: tre minuti e quarantanove secondi che potrebbero essere espansi fino all’inverosimile senza mai smarrire la propria identità.
Radicato nella tradizione e geneticamente sperimentale, l’album della band inglese cerca spazi da violare nel blues dal canto rabbioso di “Good Grief” e, con egual violenza, destruttura la pagina più ariosa ed eterea “Bages” fino a modificarne l’essenza meditativa in subdolo terrore.
C’è spazio perfino per una canzone che in altre mani potrebbe ambire al successo, ma il folk-psych dai lievi tratti desert-blues di “Attach Bayonets” è svogliato e malsano quanto basta per restare immune alla fruizione in streaming. Se temete di essere al cospetto di un’opera ostica, siete fuori pista: potete deliziarvi con i riverberi armonici e melodici della cristallina e quasi pop “Stay Rad” o giustificare la vostra passione per questo sghembo gioiellino condividendo con i vostri amici l’esangue blues di “Bitchin’ Chords” o ancora le intriganti imperfezioni dell’improvvisazione che fanno da sfondo a “Show Breaking To Waves”.

Che il fascino di “Rad Berms” sia frutto della diversa estrazione artistica dei tre membri è evidente, la coesione degli elementi, per quanto legata all’improvvisazione e per quanto a volte scarna, è non solo tecnicamente interessante, ma anche inquieta e graffiante da resistere al rischio di autoindulgenza creativa. L’esordio  degli Abgail Snail è una delle pagine più rigeneranti dell’anno in corso, uno dei pochi dischi destinati a solerti e frequenti riascolti futuri, e di questi tempi non è poco.

18/07/2026

Tracklist

  1. 1. Show Breaking To Waves
  2. 2. Soul Berm
  3. 3. Good Grief
  4. 4. Bages
  5. 5. Attach Bayonets
  6. 6. Space Berm
  7. 7. Stay Rad
  8. 8. Yikes Bikes
  9. 9. Bitchin' Chords
  10. 10. Curbed Tang