Il potere evocativo del post punk, genere ormai protagonista di un fenomeno che va oltre il revival anni 80 e innerva nuove generazioni di musicisti, continua ad affascinare schiere di ventenni che ne apprezzano la forza espressiva non convenzionale. Perché il rock è tornato ad essere un genere per ribelli che non si arrendono al potere mainstream delle piattaforme e il post punk in questo è imbattibile perché propone suoni attuali (i primi album di Cure, Joy Division, Sisters of Mercy hanno la stessa freschezza di quarant’anni fa) e li cala nei turbamenti e nelle speranze di una generazione che cerca una via d’uscita dall’appiattimento social e dall’iperindividualismo di una società che li vuole silenti consumatori.
Il quartetto londinese dei Mouth Ulcers, capitanato dal cantante Zak Watson e attivo dal 2025, entra a gamba tesa nel movimento sposando la vena più oscura del post punk, quella delle band sopra citate. Vengono presentati come “giovani gotici dalle periferie infestate” ma il loro obiettivo non è incutere timore; si tratta più che altro di scoperchiare le sfumature melanconiche dell’animo umano attraverso la tensione e il ritmo. Fanno, come loro stessi affermano, “musica da ballare per vampiri” per gente in cerca di struggimenti emotivi.
“Silent Pictures”, Ep composto da sette brani, è la loro prima prova ed esce per LAB records, preceduto da un paio di singoli. I riferimenti della band di Zac, accompagnato da Josephine Rose (chitarra e voce), Jamie Lee Curver (basso) e Daniel Ash (chitarra), sono evidenti: in primis le oscurità dei Joy Division, poi la tensione dei primi Cure. C’è anche un’attenzione al tiro elettronico che ricorda Soft Moon e soprattutto, come nella iniziale “Prevail”, si ascoltano gli sferragliamenti acuti delle chitarre dei primi Editors, a testimoniare che i nostri non si nutrono solo di anni 80. “Prevail”, appunto, racchiude tutta l’estetica della band: giro di basso profondo, linea melodica alla chitarra che si sovrappone, voce sussurrata e sofferta, altra chitarra che intarsia un delicato tappeto sonoro. La batteria elettronica rende tutto più freddo e minaccioso in un brano tirato, teso, voglioso di esprimere energia. Ispirato al film “Stalker” di Andrei Tarkovsky, parla dello sforzo di prevalere sulle paure indotte da un ambiente ostile. “Silent Pictures” affonda l’ascoltatore con un riff distorto di chitarra, mentre la batteria crea tensione insieme ad una linea di basso monotona. “Satisfy” è un momento più tranquillo, le chitarre tracciano languidi arpeggi e la voce sussurrata è quasi pacificata; è un brano che evoca un appagamento sonoro che non ha bisogno di tensione, forse un richiamo a godere di ciò che si ha. La chiusura è affidata a “A Perfect End”, brano che riprende i canoni della band: il basso scava note profonde, le chitarre volano alte, la voce arriva dall’oltretomba.
“Silent Pictures” è una prova convincente, interessante per chi si avvicina al genere e rassicurante per chi il post punk lo ascolta da decenni. Se volete scavare nel vostro animo la musica dei Mouth Ulcers è ciò che cercate.
17/08/2026