Onestamente vedo qualcosa di perversamente intimo nel mettere un amore finito sotto una luce chirurgica e sezionarlo davanti a tutti. “Anatomy Of A Brief Romance” nasce esattamente lì: nel punto in cui l’innamoramento diventa memoria, la memoria diventa rancore e il rancore prova disperatamente a trasformarsi in canzone. Kele Okereke apre il proprio diario e ne strappa le pagine, lasciando cadere nomi, date, corpi, tradimenti e piccoli dettagli sul pavimento in modo che tutti possano guardare cosa è rimasto.
È un disco sulla perdita, ma soprattutto sulla difficoltà di darle una forma. I quattordici brani seguono cronologicamente una relazione: il primo sguardo di “22.01.22”, l’euforia quasi febbrile di “Coming On Strong” e “Love Bombs”, la luminosità di “Lagoon Blue”, poi il sospetto, la gelosia, la detonazione e infine quel fragile tentativo di rimettere insieme i pezzi. L’intenzione è affascinante. Il problema è che, spesso, la musica sembra avere paura di sporcarsi le mani quanto i testi, purtroppo pieni di dettagli specifici e scanditi su melodie vocali spesso forzate.
Tre decenni dopo l’esordio e con una formazione ormai lontana da quella di “Silent Alarm”, i Bloc Party cercano una nuova pelle: synth, sequencer, chitarre più liquide, ritmi da dancefloor e una patina pop che deve molto all’estetica elettronica di Trevor Horn (The Buggles). “Coming On Strong” ha ancora quel nervo sessuale e inquieto che ricordiamo degli esordi della band, mentre “Love Bombs” trasforma l’ossessione romantica in una specie di musical storto. “Lagoon Blue” è invece uno di quei momenti malinconici che potrebbe funzionare se si è heartbroken. Poi qualcosa si incrina per sempre e non si torna più indietro.
“Muscleworks”, “Clark Kent” e soprattutto “Worst Birthday Ever” spingono il melodramma verso il teatro, ma senza mai trovare il gesto capace di renderlo davvero tragico. Okereke canta, parla, recita, accusa. A volte, sembra un uomo che sta ancora vivendo la rottura, con dei momenti di oversharing abbastanza cringe. E qui sta il paradosso del disco: più Okereke si avvicina alla verità – la sua verità, meno la musica riesce a contenerla e dargli un limite. La produzione appare spesso troppo levigata, i synth talvolta sembrano decorazioni, le batterie perdono quella ferocia elastica che un tempo trasformava ogni canzone dei Bloc Party in una piccola emergenza. La band non suona male, suona trattenuta, come se il fantasma di ciò che erano fosse ancora nella stanza, ma nessuno volesse aprire la porta per cacciarlo via una volta per tutte.
“Anatomy Of A Brief Romance” non è un nuovo “Silent Alarm” (purtroppo e per fortuna), e sarebbe inutile pretendere che lo fosse. È qualcosa di più scomodo: un’autopsia sentimentale spesso goffa e talvolta esasperante. Un disco che ci ricorda che anche dopo vent’anni si può ancora sbagliare forma, ed è lecito purché si abbia il coraggio di capire i propri limiti.
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16/09/2026