WOLVES IN THE THRONE ROOM - Estuary

2026 (Century media)
atmospheric black metal

Nathan Weaver, leader e fondatore (insieme al fratello Aaron) dei Wolves In The Throne Room, ha presentato “Estuary” come un disco ambientato tra mille anni, dopo la fine della civiltà. Ha poi aggiunto queste parole: “Ho sempre provato una grande calma all’idea che l’umanità possa sparire dal mondo e che la natura si riappropri di ogni cosa. Sogno di trovarmi da solo in questo scenario, immerso in una pace e in una tranquillità assolute. Si tratta di un tema ricorrente in tutta la musica dei Wolves, ma nel nuovo album assume un ruolo centrale”.

Una delle band più importanti della scena USBM, legata indissolubilmente al filone cascadian black metal (ci troviamo negli stati del pacific northwest), torna in pista con un ottavo album carico di tensione visionaria. Un ritorno più grezzo ed essenziale, il cui titolo ha un valore magico: se in futuro la natura selvaggia dovesse avere la meglio sulle città, gli estuari diventerebbero regni di potere e di magia. Nell’universo narrativo dell’album, gli estuari rappresentano dei punti di snodo fondamentali in cui la magia ha assunto una forma fisica. Spiriti, benevoli o malvagi, che camminano sulla terra. Nasce qui una title track scarna ma altamente coinvolgente, arricchita da un solenne epilogo atmosferico. Un mood capace di impossessarsi di ogni singola nota del disco, come ad esempio nella bellezza arcana di “Foretold In Reflections”, episodio di alto spessore che chiude alla grande il primo lato del vinile. Molto bene anche la struggente “The Orca Cliffs” e la successiva “Ghosts Among The Obelisk”, un passaggio più crudo dove la velocità si alterna ad alcuni maestosi break protesi oltre l’orizzonte. Quando i riff entrano sotto la pelle per squarciare l’anima dell’ascoltatore.

Per il gruppo di Olympia, ormai prossimo ai venticinque anni di attività, “Estuary” rappresenta una conferma di grande importanza, perché i Wolves non sembrano voler conoscere la parola declino: se è vero che nella loro discografia c’è stato spazio anche per un paio di episodi meno interessanti (l’esperimento ambient di “Celestite” fortunatamente è rimasto un caso isolato), il livello generale raramente è sceso al di sotto della media. Nel caso in esame possiamo addirittura parlare di un ritorno quasi alle vette dei primi eccellenti lavori (“Two Hunters” resta forse il loro album più amato), un disco stavolta proteso verso un futuro primordiale finalmente libero da ogni presenza umana. Il fiume, l’estuario, il mare, la libertà.

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25/10/2026

Tracklist

  1. 1. Estuary
  2. 2. Knights Of Tiamat
  3. 3. Foretold In Reflections
  4. 4. The Orca Cliffs
  5. 5. Ghosts Among The Obelisks
  6. 6. Wretched Spirits, Land Of The Light


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