Pete Townshend cambia idea sui Led Zeppelin dopo 50 anni: “Pensavo volessero rubarci il pubblico” – La videointervista

29-10-2026

Cinquant’anni dopo, Pete Townshend sta riscoprendo i Led Zeppelin. E ora vorrebbe invitare Jimmy Page a pranzo per dirglielo di persona. Il chitarrista degli Who lo ha raccontato durante una conversazione con Barry Robinson per la serie Classic Album Review, tornando sulla rivalità tra le due band e sul contributo del suo gruppo alla nascita dell’heavy metal (qui sotto la videointervista integrale).
“Non mi sono mai appassionato ai Led Zeppelin, il che è strano, perché ultimamente sto cercando di convincere Jimmy Page a venire a pranzo con me”, ha spiegato Townshend. “Gli ho mandato un messaggio di recente dicendogli che stavo riascoltando tutti i loro album. C’è della roba davvero fantastica”.

A frenarlo, all’epoca, era stata anche la competizione: “Non mi piaceva il fatto che, in un certo senso, stessero cercando di rubarci il pubblico”, ha ammesso ridendo. Una sensazione che aveva già provato davanti all’irruzione di Jimi Hendrix sulla scena britannica: “Ci ero già passato con Jimi, con i suoi grandi amplificatori, la distorsione, il pedale wah-wah e tutto il resto. E avevo dovuto ammettere: ecco un genio della chitarra”.
Il riascolto degli Zeppelin gli ha fatto apprezzare soprattutto la varietà della loro musica, oltre alle capacità strumentali di Page. Nella conversazione, Townshend ha sottolineato proprio la capacità della band di affiancare alla potenza sonora una scrittura più morbida e le ballate.

Il tema era emerso da una domanda sul ruolo degli Who tra i precursori del metal. Robinson aveva ricordato quanto il gruppo fosse fragoroso e pesante già negli anni in cui prendeva forma il linguaggio dei Black Sabbath. Townshend ha riconosciuto una parentela, distinguendo però l’approccio degli Who dall’immaginario delle band successive: “L’heavy metal era quasi una filosofia religiosa. Era radicato in un senso di oscurità, spesso con ironia”.
Il chitarrista ha elogiato anche il livello tecnico dei musicisti del genere e riconosciuto l’influenza di “Live At Leeds”: “Molti musicisti heavy metal hanno citato quell’album come il disco che, in un certo senso, aveva dato loro il permesso di scatenarsi, dilatare i brani e fare jam”. Per gli Who, ha aggiunto, rappresenta probabilmente il vertice della loro forza esplosiva. Ma quella furia era solo una componente della loro identità: “A Woodstock abbiamo suonato una buona parte di ‘Tommy’ e poi anche del materiale più pesante. Facevamo entrambe le cose”.

Quanto agli ascolti personali, Townshend ha indicato soprattutto gli Ac/Dc, collocandoli sotto l’etichetta heavy metal: “Erano l’unico gruppo del genere che ascoltavo davvero”. Ha invece ammesso di aver frequentato poco la musica dei Black Sabbath, pur apprezzandone il lato divertente: “Adoro quegli angoli del mondo della musica in cui le persone non si prendono troppo sul serio”. Una posizione più sfumata rispetto a quella espressa nel 2019 al Toronto Sun, quando aveva rivendicato: “In un certo senso abbiamo inventato l’heavy metal con ‘Live At Leeds'”. Già allora, però, all’orgoglio affiancava il riconoscimento del talento altrui: altre band avevano ripreso la potenza di batteria, basso e chitarra degli Who, e alcune, a suo giudizio, avevano fatto persino meglio.
Oggi la riscoperta dei Led Zeppelin sembra aver aperto un altro capitolo di quel confronto. Magari da proseguire a tavola con Jimmy Page.

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