“La chitarra tende ad attirare persone a cui piace essere appariscenti, stare al centro dell’attenzione e fare un sacco di rumore. Noi cercavamo esattamente il contrario”. Le parole di Tony Banks, riportate recente dal magazine Prog, sintetizzano uno dei momenti-chiave della storia dei Genesis: quello in cui la band inglese si trovò in difficoltà nel trovare un sostituto di Anthony Phillips e rischiò di sciogliersi.
Un vuoto difficile da colmare
La partenza del chitarrista e cofondatore aveva aperto una crisi tanto profonda da mettere in discussione l’esistenza stessa della band. Prima di trovare in Steve Hackett il chitarrista adatto a completare la loro formazione più celebre, i Genesis furono a un passo dallo scioglimento. Peter Gabriel, Tony Banks e Mike Rutherford consideravano difficilissimo da sostituire Phillips. Non cercavano soltanto un bravo strumentista: serviva qualcuno capace di mettere la propria tecnica al servizio dell’insieme, senza trasformare ogni brano in una vetrina personale.
Phillips lasciò dopo il concerto del 18 luglio 1970 alla Sussex Hall di Haywards Heath, oggi Clair Hall. Il secondo album dei Genesis, “Trespass”, era stato registrato a giugno, ma sarebbe arrivato nei negozi soltanto a ottobre. La band si trovò quindi a dover decidere se proseguire quando il disco che documentava il suo nuovo corso doveva ancora uscire.
Dopo lunghe riflessioni, e con l’incoraggiamento del tour manager Richard Macphail, Gabriel, Banks e Rutherford scelsero di continuare. La riorganizzazione coinvolse anche la batteria: oltre al sostituto di Phillips, i Genesis avrebbero cercato un musicista che prendesse il posto di John Mayhew. Un annuncio sul Melody Maker attirò l’attenzione di Phil Collins, ex-batterista dei Flaming Youth. Nell’agosto 1970 Collins raggiunse la fattoria dei genitori di Gabriel, a Chobham, accompagnato dall’amico chitarrista Ronnie Caryl. Si presentarono entrambi per un provino, ma soltanto uno dei due sarebbe entrato nel gruppo. Arrivato in anticipo, Collins si concesse una nuotata nella piscina della proprietà. Da lì riuscì ad ascoltare gli altri candidati: quando venne il suo turno, aveva già preso confidenza con i passaggi da eseguire. A colpire Gabriel, però, fu la sua sicurezza ancora prima che iniziasse a suonare. “Quando Phil si sedette alla batteria, prima ancora che suonasse una nota, capii che era uno che aveva il pieno controllo di ciò che faceva, perché era così sicuro di sé. È come guardare un fantino che monta a cavallo”, avrebbe raccontato il cantante. Collins fu scelto, mentre Caryl venne scartato perché il suo stile era troppo blues per ciò che i Genesis avevano in mente. Risolto il problema del batterista, restava dunque quello del chitarrista. “Non riuscivamo proprio a sostituire Ant”, ricorda Macphail.
Con i concerti già fissati e l’uscita di “Trespass” imminente, il gruppo decise di esibirsi in quattro. Dopo un intenso periodo di prove ai Farnham Maltings, vicino alla casa dei genitori di Rutherford nel Surrey, il 2 ottobre 1970 i Genesis tornarono sul palco al Medway Technical College di Chatham con Collins alla batteria. Per compensare l’assenza di Phillips, la soluzione arrivò dalle tastiere. “I concerti erano già in calendario, così andammo avanti come quartetto”, spiega Macphail. “Fred Munt della Charisma ci suggerì di procurarci un pianoforte elettrico Hohner con un fuzzbox e di sistemarlo sopra l’organo. Fu l’inizio dell’approccio di Tony con più tastiere”. Una difficoltà di organico contribuì così ad ampliare il ruolo di Banks e a modificare gli equilibri strumentali della band. L’arrivo di Collins aveva già dato ai Genesis un nuovo punto fermo; quello del nuovo chitarrista avrebbe completato la formazione di “Nursery Cryme”, aprendo la strada alla fase più celebrata del loro progressive rock.
La svolta con un annuncio su Melody Maker
La ricerca del nuovo chitarrista trovò una svolta grazie a un annuncio pubblicato da Steve Hackett sul Melody Maker il 12 dicembre 1970: “Chitarrista e compositore fantasioso cerca musicisti ricettivi con cui collaborare, determinati a spingersi oltre le forme stagnanti della musica attuale”. Quelle parole incuriosirono Peter Gabriel, che lo chiamò suggerendogli di ascoltare “Trespass” e di andare a vedere i Genesis dal vivo. Il 28 dicembre Hackett raggiunse il Lyceum di Londra insieme al fratello John. Sul palco, con la band, c’era ancora il chitarrista Mick Barnard. L’impressione iniziale fu piuttosto diversa da quella che si aspettava: “Sembravano quasi un gruppo semiacustico”, ricorda Hackett. “Cominciarono con ‘Happy The Man’ e pensai: ma non dovevo venire a vedere una rock band? Mi resi conto che nella loro musica la componente acustica aveva lo stesso peso di quella rock. In questo erano diversi dalla maggior parte dei gruppi”.
All’inizio del 1971 – ricorda ancora Prog – Banks e Gabriel andarono a trovarlo nel suo appartamento di Pimlico. “Mi dissero che avevano un chitarrista, ma cercavano qualcuno che suonasse non soltanto l’elettrica, ma anche la dodici corde”, racconta Hackett. “Io ero un grande appassionato della dodici corde. Suonai per loro diverse cose, in stili differenti. Fu molto interessante: Pete parlò tutto il tempo, Tony non disse una parola”.
Hackett ottenne il posto e Barnard lasciò la formazione. Il suo contributo, tuttavia, era stato prezioso nel consentire ai Genesis di superare quella fase di transizione. “In un certo senso, ripensandoci, stavano proprio aspettando Steve”, osserva Richard Macphail. “Steve aveva molte altre frecce al suo arco, perché si interessava ad accordature insolite, alla chitarra acustica a dodici corde e a tutte quelle cose”.
Di Barnard sarebbe rimasta una traccia meno visibile nella storia del gruppo, ma chi lo aveva conosciuto non ne dimenticò il talento. “Mick era una leggenda locale. Era ed è tuttora un eccellente chitarrista blues. Suona ancora oggi”, sottolinea Stopps.
Con Hackett, i Genesis iniziarono a lavorare al terzo album, “Nursery Cryme”, trovando un musicista capace di ampliare le possibilità espressive della band. Gabriel lo avrebbe descritto come “l’elemento che aggiungeva colore: una personalità oscura e trattenuta che lottava per venire fuori. Desiderio struggente, un minaccioso accumulo di energia compressa. Steve si portava dentro una buona dose di frustrazioni inespresse”.
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30/10/2026