Dividersi tra Porcupine Tree, King Crimson e The Pineapple Thief significa confrontarsi con tre identità musicali diverse, repertori complessi e tournée da incastrare con largo anticipo. Il batterista Gavin Harrison ha raccontato come riesce a conciliare questi impegni in un’intervista a MusicRadar, soffermandosi sul rapporto con Robert Fripp, sulla situazione dei King Crimson e sui brani che lo mettono maggiormente alla prova dietro la batteria.
Una batteria per tre band
Entrato nei Porcupine Tree nel 2002, Harrison si è unito ai King Crimson nel 2008, avviando poi la collaborazione con i Pineapple Thief di Bruce Soord nel 2016. Un percorso che ha richiesto organizzazione e la possibilità di prendersi una pausa tra un progetto e l’altro. “Essere in tre band contemporaneamente è complicato”, ha ammesso. “Per parecchio tempo ho fatto parte sia dei King Crimson sia dei Pineapple Thief, e non mi piace finire un tour e partire per un altro il giorno dopo. Ho bisogno di tempo per recuperare e cambiare il mio hard disk mentale”.
A rendere possibile l’incastro è stata soprattutto una programmazione molto anticipata, accompagnata dalla disponibilità di Fripp a spostare gli impegni dei King Crimson. “Questi tour vengono pianificati con un buon anno e mezzo di anticipo. Quindi sceglievo attentamente i periodi. Dicevo ai Pineapple Thief: ‘Potremmo fare qualcosa in questo intervallo: so che i King Crimson non saranno impegnati'”.
La flessibilità valeva anche per gli altri componenti del gruppo. “Poteva capitare che Robert proponesse: ‘Possiamo fare un tour il prossimo autunno?’. Magari Tony Levin rispondeva: ‘Sono in tournée con Peter Gabriel’. Oppure io dicevo: ‘Ho già un tour in programma’. E Robert rispondeva: ‘Va bene, lo spostiamo alla primavera successiva’. Tutte queste cose dovevano incastrarsi”.
Anche la lunga pausa dei Porcupine Tree ha contribuito a limitare le sovrapposizioni. “Quando sono tornati i Porcupine Tree, i King Crimson si erano fermati. Inoltre, nel frattempo c’è stato il Covid, quindi non ho dovuto destreggiarmi troppo tra Porcupine Tree e Pineapple Thief”.
Quanto al futuro dei King Crimson, la cui ultima esibizione risale al 2021, Harrison non ha annunci da fare: “I King Crimson sono completamente inattivi. Non ho lasciato la band, né vi sono rientrato. Al momento non ci sono novità nel mondo dei King Crimson”.
I brani più difficili
Dal calendario il discorso si sposta alle difficoltà dei singoli repertori. Se per i King Crimson Harrison ha già indicato in “Discipline” la prova più ardua, per i Porcupine Tree la scelta ricade su “Anesthetize”: diciassette minuti che richiedono tecnica, resistenza e un’attenta gestione delle energie. “È un brano incredibilmente difficile, se lo suoni per intero: diciassette minuti. Nel mezzo, probabilmente, il battito cardiaco arriva al massimo”, ha spiegato. “Suoni i primi cinque o sei minuti interamente sui tom. I muscoli delle braccia cominciano davvero a fare male. Se non hai dosato attentamente le energie, quando arrivi alla sezione pesante centrale le braccia sono molto, molto stanche: proprio nel punto in cui ne hai davvero bisogno”.
Più difficile scegliere un brano tra quelli realizzati con i Pineapple Thief. “Al momento mi sto concentrando sulle canzoni del nuovo album: le stiamo provando. Ma mi sono sempre piaciute ‘Our Mire’ e ‘White Mist’. E il primo pezzo che abbia mai registrato con loro si chiama ‘In Exile’. Lo suoniamo ancora spesso e viene sempre accolto molto bene”..
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