SANAM - Sametou Sawtan

2025 (Constellation)
musica araba, rock sperimentale

Tra Oriente e Nordafrica. La scena musicale libanese è in pieno fermento artistico, alimentata a dovere dalle proteste che tra il 2020 e il 2022 hanno fatto seguito alle turbolenze politiche e governative, scosse ulteriormente dall’esplosione nell’area portuale di Beirut.

Mentre riecheggiano lodi per l’album di Yamine Hamdan e dopo l’ultimo progetto di Claudia Khachan (“The Vapornet”), un’altra potente voce si libra sui cieli di Beirut, quella di Sandy Chamoun, cantante che insieme ai Sanam e alla produzione di Radwan Ghazi Moumneh (Jerusalem In My Heart) entra nelle grazie della Constellation con il primo album inciso in studio e non frutto di estemporanee esibizioni live.

Spetta comunque a Hans Joachim Irmler dei Faust il merito di aver messo insieme la band nel 2021 come progetto one night stand, e ora portavoce di una musica abrasiva, seducente, frutto di una perfetta coesione espressiva tra i componenti della band: la già citata Sandy Chamoun (voce), Antonio Hajj (basso), Farah Kaddour (buzuq), Anthony Sahyoun (synth), Marwan Tohme (chitarra) e Pascal Semerdjian (batteria e percussioni).

Registrato a Parigi, scritto a Beirut, “Sametou Sawtan” non sacrifica l’anima più sperimentale della band. Lo studio di registrazione diventa luogo dove coltivare i semi di un sound selvaggio e caliginoso. Poco importa se alcune sonorità della title track o della estatica “Sayl Damei” sono foraggiate da una psichedelia occidentalizzata: la band libanese mette insieme poesie e sonorità passate e presenti con un’urgenza espressiva inarrestabile e ricca di magia.

Le composizioni dei Sanam si evolvono su strutture post-rock, free-jazz e tipiche modalità ritmiche e armoniche della musica araba, in un susseguirsi di geometrie che il sestetto veste con sonorità mutevoli, ora ossessive e lievemente atonali (“Harik”), ora minimali e selvagge (“Hadikat Al Ams”), svincolate da cliché e dogmi artistici, al punto da esplorare nuove frontiere dove psichedelia e tradizione araba vengono filtrate dall’uso virtuoso dell’autotune.

Le radici culturali sono evidenti nei testi, adattamenti di scritti di autori pan-arabi, ma anche di canzoni popolari egiziane, come la splendida “Hamam” che i Sanam modellano con grazia prima di farla implodere in un graffio post-rock-noise. “Sametou Sawtan” è un potente abbraccio culturale e poetico: per i sei protagonisti la musica non può essere avulsa dal contesto politico e sociale, ogni loro gesto è anche un atto d’impegno, un’unità d’intenti che abbraccia altri aspetti della vita, come il cibo.

Non c’è brano che non sia frutto di profonda riflessione e partecipazione creativa, perché qui non è importante l’apporto dei singoli elementi, quanto il risultato collettivo. Non c’è leadership o protagonismo, ma solo una convergenza d’intenti che, tra attimi di solennità quasi gotica (“Goblin”), insolite fusioni di jazz, surf e dub (“Sayl Damei”) e tratti di pura ascesi spirituale (la title track), dà vita a una delle proposte più originali degli ultimi tempi.

07/10/2025

Tracklist

  1. 1. Harik
  2. 2. Goblin
  3. 3. Habibon
  4. 4. Hadikat Al Ams
  5. 5. Hamam
  6. 6. Sayl Damei
  7. 7. Tatayoum
  8. 8. Sametou Sawtan

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