NATION OF LANGUAGE - Dance Called Memory

2025 (Sub pop)
dream-pop, new wave, synth-pop

Com’è dolce perdersi in un mare di ricordi, lasciandosi cullare da leggiadri beat e atmosfere sognanti. In questo, gli americani Nation Of Language dimostrano di sapere il fatto loro e, arrivati alla quarta prova, la prima prodotta dalla celebre etichetta Sub Pop, non abbassano l’asticella dell’ispirazione rispetto all’ultima fatica “Strange Disciple“.

Il sound, nonostante il massiccio uso di sintetizzatori, appare profondamente umano e vibrante, anche grazie al fatto di aver aperto all’uso delle chitarre, seppur in modo calibrato. Come ha spiegato il leader Ian Richard Devaney, l’approccio è più vicino a quello di Brian Eno, che ha sempre cercato di fondere i due aspetti (la gelida elettronica con la sensibilità umana), piuttosto che a quello dei Kraftwerk, che al contrario miravano a eliminare qualsiasi traccia di umanità dalla loro musica. Anche a livello testuale l’album esplora temi profondamente personali come il dolore, la perdita e la memoria, affrontandoli nel contesto contemporaneo dell’era dell’intelligenza artificiale.
Tutto questo si manifesta fin dal pezzo iniziale, “Can’t Face Another One”, un lamento intimo e introspettivo che ha la stessa tensione elettrica degli attimi che precedono un temporale. Delicati arpeggi di chitarra e sequenze di synth nostalgici scandiscono il brano che evolve in un finale emotivamente intenso. Un’intro che rimanda direttamente ai Future Islands accoglie invece un pezzo particolarmente suggestivo, “Silhouette”. Coretti celestiali e morbide atmosfere avvolgono l’ascoltatore in un’eco di malinconia agrodolce.

“Now That You’re Gone”, scelto come singolo, è ispirato dalla perdita del padrino di Devaney, scomparso a causa della Sla. Il pezzo offre un momento di riflessione sui temi della perdita e del ricordo. Percussioni minimali unite a beat pulsanti e distese sintetiche creano un sound stratificato e riverberato carico di emotività e pathos.
Il dinamismo dell’album emerge in brani più energici e ritmati come “In Another
Life” caratterizzata da veloci breakbeat, bassi pronunciati e una melodia accattivante che a tratti richiama il sound dei New Order, o come “I’m Not Ready For The Change”, il pezzo più indie-rock dell’album, grazie a un approccio più grintoso e diretto.
“Can You Reach Me” è il brano che più di tutti evoca il sound degli Omd, dichiaratamente una fonte d’ispirazione per la band. Con i suoi synth ovattati e un’atmosfera marcatamente anni Ottanta, è una delle tracce più evocative del disco. Il sipario si chiude con l’intima e introspettiva “Nights Of Weight”, che invita l’ascoltatore a riflettere e a metabolizzare l’esperienza appena vissuta, lasciando una sensazione di quieta contemplazione.

“Dance Called Memory” è un album che richiede di essere esplorato con calma, strato dopo strato, per apprezzarne appieno tutte le varie sfaccettature. È l’ulteriore prova che il synth-pop, nelle mani giuste, può essere molto più di una semplice collezione di beat elettronici: può essere un racconto onesto e commovente dell’esperienza umana.

21/05/2026

Tracklist

  1. Can't Face Another One
  2. In Another Life
  3. Silhouette
  4. Now That You're Gone
  5. I'm Not Ready for the Change
  6. Can You Reach Me?
  7. Inept Apollo
  8. Under the Water
  9. In Your Head
  10. Nights of Weight 

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