RÚN - Rún

2025 (Rocket recording)
drone, folk, post-industrial

L’esordio del gruppo sperimentale irlandese Rùn non è materia facile da discernere senza cadere in ovvi e non sempre lusinghieri paragoni. Il trio è formato da Tara Baoth Mooney, cantante e performer, Diarmuid MacDiamarda, collaboratore occasionale dei Nurse With Wound, e dal batterista e ingegnere del suono Rian Trench.
La stampa ha già fatto ricorso a fugaci confronti con gli Swans e i Big Brave, ma la buona notizia è che c’è molto, molto di più in questi quasi quarantacinque minuti di decostruzione sonora a base di sludge, folk, noise, dark, metal e riff brutali.

Il singolo “Strike It” è aspro, un mantra pagano che al grido di “unholy god chiede urgente risposta agli orrori perpetrati negli istituti religiosi irlandesi, che trovarono ulteriore conferma nel 2021 con le indagini che certificarono atti di estrema crudeltà in una casa di accoglienza per bambini e madri nella città natale di Tara Baoth. Il crescendo del brano è ossessivo, tagliente, musica e grida umane si fondono in un rituale orgiastico che svela la disumana ipocrisia religiosa.
La musica dei Rùn è un fluido incessante di riff sbilenchi, incantesimi vocali, folk pagano, distorsioni metal, nonché di matrimoni sonori impossibili tra arpe, synth, ossessioni ritmiche e perfino detriti kraut-rock, tutti racchiusi già nei sette minuti e ventisette secondi di “Paidir Poball (Pupil)”. Il terrore per i Rùn non è una finzione narrativa, è il racconto di una realtà sommersa dove la purezza appartiene alle anime narranti. Il groove funk di “Your Death My Body” è seducente come il suono del pifferaio di Hamelin, la voce di Tara è egualmente ingannevole, a volte suadente come quella di Beth Gibbons, a volte diabolica al pari di Diamanda Galas. Le intuizioni strumentali di “Terror Moon” sono lucide e grezze nello stesso tempo, una jam session hard-rock flagellata da ritmi tribali che si decompone pian piano, accostando all’asettica putrefazione sonora le disumane sofferenze del popolo palestinese.

Pur attingendo a elementi mistici e a sonorità psichedeliche, i Rùn restano ancorati alla realtà: il loro esordio non è un album facile, ma la natura stilisticamente multiforme ed espansiva del trio è fonte di suggestioni a volte familiari, nello stesso tempo originali e stranianti. Un miscuglio di sacro e profano, di calma e furore che trova perfetta esegesi nella conclusiva “Caoineadh”, un’evoluzione semantica di drone-music dai toni placidi, che confonde l’anima e la ristora in un processo di reinvenzione sonora che toglie il fiato.

28/09/2025

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