È un attimo, un flebile segnale di malinconia e sofferenza che fa capolino tra le festose note di “Morning To Remember”, una richiesta d’aiuto di una donna costretta a vivere tra i bidoni della spazzatura in preda alla solitudine e ai debiti, un’esortazione che contrasta con la spensieratezza del singolo che ha anticipato l’uscita del secondo album di Lavinia Blackwall.
È in questa incantevole e bizzarra canzone folk-pop, quasi da musical, che è racchiusa l’essenza di un disco coraggioso e vitale, “The Making”, che non solo conferma le notevoli qualità vocali dell’ex-voce dei Trembling Bells, ma ne proietta il ricco bagaglio culturale e musicale verso nuovi orizzonti, grazie a una scrittura solida e a un’ispirata verve melodica.
L’attesa è stata lunga: l’esordio da solista del 2020 e l’eccellente album in coppia con Laura J Martin sotto il nome di Wyndow del 2021 sembravano non dover aver seguito. Negli ultimi anni, la cantante e autrice scozzese ha affrontato con silenzio due lutti in famiglia (la madre del compagno Marco Rea e il padre di Lavinia), un periodo oscuro che ha trascorso tra l’Italia e la propria casa in quel di Carberth, ritrovando pian piano serenità e ispirazione.
Per entrare senza indugio alcuno nel travolgente folk-pop psichedelico di “The Morning” basta in verità lasciarsi cullare dalla cascata di cristalline note di piano, di lucenti accordi chitarristici e di stratificazioni di voci e cori di “Keep Me Away From The Dark”, brano che apre l’album con passo deciso e subito rinvigorito dall’esuberante “The Damage We Have Done”, un potente e algido folk-rock pubblicato due anni fa come singolo e qui felicemente riproposto.
Non stupisce il flebile richiamo della traccia appena citata alle escursioni pop di Mike Oldfield con Maggie Riley, quest’ultima presente sia come corista che come seconda voce e protagonista di una delle canzoni più appassionate dell’album, “My Hopes Are All Mine”, una raffinata ed elaborata ballata dove Blackwall affronta per la prima volta il complesso rapporto con i vecchi compagni di bandiera, Trembling Bells, accompagnando il tutto con una melodia regale e un tripudio d’ottoni.
Il passo quasi prog-folk della title track consolida il confronto-richiamo con Sandy Denny, mentre le ombre e le luci della psichedelica “The Art Of Leaving” si tingono di assoli chitarristici e nuance pop-rock tipicamente sixties, ma è nel crescendo emotivo, introdotto dalle note di un piano, della tormentata “The Will To Be Wild” che è racchiusa una delle sorprese dell’album, un brano acid-folk che sembra uscire da un disco dei Jefferson Airplane.
Segnalazione a parte merita l’esuberante “We All Get Lost”, ballata vertiginosa che recupera l’etica del movimento flower-power e lo rinnova con la coscienza green dei tempi correnti. Egualmente meritevole di attenta analisi è anche la conclusiva “Sisters In Line”, un’avventurosa mini-suite dalle mutevoli sembianze.
Per chi ha amato i Trembling Bells e per chi ha apprezzato la svolta più cantautorale del primo album da solista dell’artista scozzese, “The Making” è ben più di una piacevole conferma, mentre per i non avvezzi al genere il nuovo disco di Lavinia Blackwall potrebbe essere una gradita sorpresa.
10/07/2025