No introduction needed, but girls still ask what my name is
Tryna pretend they don’t know who Cee is, like
Like anytime I get on the mic, it don’t cover a hundred regions
Sweden, Norwegian, New Zealand, Australian, Arab, Armenian, even Asia and Indonesian
Central Cee è un rapper londinese diventato famoso nel 2020 grazie ai singoli “Day In The Life” e “Loading”, hit della cosiddetta Uk drill, una nicchia estetica dell’hip-hop contemporaneo che unisce la drill chicagoana (per es. Chief Keef) con il grime inglese (per es. Skepta). Non c’è molto di nuovo, se non una formula più orecchiabile e meno aggressiva di entrambi gli stili appena citati, praticata anche sui mixtape “Wild West” (2021) e “23” (2022), che hanno ottenuto grande successo di pubblico.
Sono raccolte che di fatto definiscono un nuovo modo di fare pop-rap, non troppo diverso, nell’approccio più che nel risultato, da quanto fatto dal nostro Lazza con la trap italiana: più melodia e più emozione, beat malinconici ma comunque potenti e un rap preciso e graffiante, ma anche capace di modulare l’intensità e la velocità, trasmettendo un più ampio ventaglio emotivo (un brano si chiama “Commitment Issues”). Ci sono recrudescenze stradaiole ma la direzione è definitiva e confermata dalla super-hit “Doja” (2022).
Nel giugno 2023 ha pubblicato il singolo “Sprinter”, in collaborazione con Dave, che è diventato il suo primo numero uno nel Regno Unito e ha anticipato l’Ep collaborativo “Split Decision” (2023). Il brano ha stabilito un record come il singolo rap più a lungo in vetta alla classifica britannica, mantenendo la posizione per 10 settimane. Nell’aprile 2024 ha superato proprio “Doja”, diventando il (nuovo) brano rap inglese più ascoltato di sempre.
Nel maggio 2024, Central Cee ha pubblicato il potente singolo Uk drill “Band4Band”, in collaborazione con Lil Baby, che ha raggiunto la posizione numero 18 nella Billboard Hot 100, segnando il miglior piazzamento di sempre per un brano rap britannico negli Stati Uniti. In patria, il brano ha conquistato il terzo posto in classifica. La potenza del pezzo è innegabile: una produzione minacciosa e distorta di Ghana Beats e Geenaro che fa digerire persino il delivery nasale di Lil Baby.
Questo “Can’t Rush Greatness” ha esordito al primo posto nella classifica britannica e ha raggiunto la nona posizione nella Billboard 200, diventando il primo album rap britannico a entrare nella top ten americana. Il limite principale dell’intero progetto, però, è evidente dopo una decina di minuti di ascolto: i brani si somigliano, il mood è stabilmente quello un po’ aggressivo e arrogante di chi prova a imporsi nella scena, le produzioni sono potenti e articolate, ma finiscono anche queste per sembrare troppo generiche.
La fusione di beat aggressivi pieni di bassi ed elementi melodici più atmosferici dominano le iniziali “No Introduction” e “5 Star”, prima che il crossover nel reggaeton di “Gata” (con la portoricana Young Miko) funga da diversivo.
Tuttavia, il punto di equilibrio è sempre quello, un hip-hop frenetico con elementi atmosferici, variegato soprattutto dalle ospitate: “GBP” con 21 Savage; l’appena più emotiva “CRG” con Dave; la fusione delle scene drill statunitense e inglese, con grandi dosi pop, in “Truth In The Lies” con Lil Durk. Quando però arriva Skepta, in “Ten”, viene voglia di ascoltare lui invece di Central Cee, e non è esattamente un buon segno per il titolare.
Tocca a “Now We’re Strangers”, una ballata per chitarra sovrastata da un pop-rap riflessivo, fungere da alternativa a un ripetersi fin troppo insistito di soluzioni Uk drill miste al pop-rap, e non è un brano di grande creatività.
Se il proposito era costruire intorno ai singoli di successo un album, si può ritenere fallito sotto il peso di troppa omogeneità, all’insegna di una prudenza che nulla ha a che fare con la grandezza citata nel titolo. La folla di produttori, ben oltre la trentina, intervenuti nel progetto ha impacchettato con molti fiocchi ben poca sostanza. Il successo di pubblico è stato comunque enorme, almeno a giudicare dai risultati su Spotify: 19 milioni di stream nelle prime 24 ore; primo posto raggiunto nella classifica degli album in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera e ovviamente nel Regno Unito. Una volta in più questo dato non sembra granché correlato con la solidità del progetto, monocorde e privo di guizzi creativi: se il brano migliore è la già conosciuta “Band4Band”, forse per la greatness c’è ancora un po’ da aspettare.
02/04/2025