Tristwch Y Fenywod, in lingua gallese, significa
tristezza delle donne. In questo caso, parliamo di tre misteriose figure femminili, una congrega proveniente dalla scena
underground di Leeds, città inglese dove è nato e si è sviluppato il progetto (se escludiamo il
debut in esame, il trio ha un solo
demo e una decina di concerti alle spalle).
L'album è composto da otto nere liturgie dal sapore primordiale, composizioni ancestrali (nonché sperimentali) nelle quali la strumentazione è composta esclusivamente da basso, batteria elettronica e da una doppia cetra. Il risultato è pura magia, un incanto che sembra risuonare da una palude illuminata dal chiarore della luna.
Brani come "Blodyn Gwyrdd", "Llwydwyrdd" (attraversata da inquietanti percussioni) oppure "Gelain Gors" (qui siamo al limite del
post-punk più funereo di scuola
Cure) rappresentano il perfetto punto d'incontro tra diverse sensibilità: non a caso, le Tristwch Y Fenywod hanno assimilato a dovere i clangori gotico-eterei provenienti da un illustre passato
4AD (
Dead Can Dance,
Cocteau Twins), ricoprendoli di influenze pagan-wave (pensiamo alle
Kælan Mikla) e di avanguardia folk tipicamente britannica (il disco potrebbe attirare anche chi apprezza
Øxn e dintorni).
A partire dalla copertina, "Tristwch Y Fenywod" è un lavoro profondamente suggestivo, una processione capace di proiettarci nelle più lugubri campagne d'oltremanica. Tali sensazioni emergono con prepotenza tra le note di "Awen" (un rituale occulto da brividi) e nell'apoteosi conclusiva di "'Nes I Ddawnsio Efo'r Lleuad", cinque minuti tanto aspri quanto ossessivi e martellanti. Il testo del brano, tradotto in inglese, è un omaggio al potere magico della luna ("I danced with the moon/ Shining in the winter/ Her tears were bright like silver/ Like her light I became a reflection"), un punto di riferimento costante delle cupe notti gallesi.
Per le tre streghe britanniche, ci auguriamo un exploit all'interno del giro
dark più evoluto e
trasversale (quello frequentato dai curiosi, non dai soliti conservatori rimasti fermi alle vecchie glorie), perché "Tristwch Y Fenywod" è un album davvero meritevole, dunque degno di assoluta attenzione.
Pagan-folk ammaliante e nero come la pece, per danzare attorno al fuoco.