La musica dei Wishy è un azzardo. Ce lo dice la copertina che hanno scelto per presentare questo loro esordio lungo intitolato, per l'appunto, "Triple Seven". Una vittoria alla slot machine azzeccando una tripla improbabile ma non troppo: un po' di
shoegaze, qualche devianza post-
grunge e la dolcezza da
teen drama dei Sixpence None The Richer.
Non ha nemmeno senso mettersi a fare troppi nomi, gli
Smashing Pumpkins piuttosto che i
Blind Melon, le codazze
gaze dei
Ride piuttosto che il filtro americano dei
diiv o quello dei
Nothing. Soprattutto perché, pur lasciando andare le chitarre spesso e volentieri (Kevin Kreuter e Dimitri Morris le sanno intrecciare per benino, creando numerose frasi che ti rimangono in testa), ai Wishy quello che interessa davvero è creare melodie vocali e ritornelli da strillare.
Storie di desiderio e amori mai cominciati, ora rovesciate dal trombone
anni 90 di Kevin Kreuter, ora sospirate da Nina Pitchkites col fare di una fatina che sgambetta seduta sul davanzale al chiaro di luna (venitemi a dire che non è questa l'immagine che vi viene in mente quando ascoltare "Little While"). Le due canzoni che danno inizio al disco, "Sick Sweet" e "Triple Seven", sono il biglietto da visita rispettivamente del primo (con tanto di autoironici yuhu) e della seconda, la cui voce danzerà in atmosfere ancora più fumose in "Just Like Sunday".
La ricostruzione che il quintetto di Indianapolis fa della
golden age dell'alternative rock a stelle e strisce vede nella presenza di due voci diametralmente opposte (e non soltanto per una questione di genere) il principale dualismo, ma in realtà ve ne sono altri. A partire dal ruolo delle chitarre, che possono adempiere al ruolo di cornice
jangle ("Busted") quanto dirigersi verso il turgore dei
Soundgarden (il grandioso finale "Spit") o derapare con insistenza ("Game").
Difficile stabilire se "Triple Seven" sia un disco capace di parlare soltanto a un pubblico più maturo (quello del quale un certo qual
sound solletica inevitabilmente le corde della malinconia) o anche ai coetanei della band, che potrebbero essere senz'altro il bersaglio delle liriche di Kevin e Nina.
In attesa di sciogliere il dubbio, a qualche mese dall'uscita del disco, non resta che goderci una vera e propria infilata di canzoni che qualche decennio fa si sarebbero guadagnate l'agognata
heavy rotation su Mtv2.