ANASTASIA COOPE - Darning Woman

2024 (Jagjaguwar)
experimental, freak-folk

Prima della musica, il canto, la voce: ancestrale e primigenia forma d’arte ispirata dall’innata spiritualità umana. L’esordio più originale e suggestivo degli ultimi anni è tutto racchiuso nella voce, nella destrutturazione potente e nella stratificazione scrupolosa del canto. Opera prima della ventunenne Anastasia Coope, “Darning Woman” mette in sincrono concetti apparentemente antitetici, come terrore e bellezza. Poco più di ventuno minuti che scarnificano il concetto di freak-folk e profanano la sacralità di temi come amore e morte.

Si racconta che alcune di queste canzoni si avvicinino al secolo di vita e che Coope le abbia riesumate durante cerimonie pagane (“Sounds Of A Giddy Woman”). Sono in verità poche le informazioni che hanno anticipato la pubblicazione del disco: sparute note sul web, un curriculum in cui le arti visive prevalgono su quelle musicali, una ricerca antropologica sul canto come forma di divinazione e di autodeterminazione spirituale e fisica.

Lo spazio diventa luogo immaginario e concreto, dove il vibrare della voce, i lagnosi gorgheggi, il caos iniettato da graffi chitarristici, la moltiplicazione delle voci che emula la polifonia e ne scardina le regole diventano un tutt’uno in corpi solidi che è naturale definire canzoni: “He Is On His Way Home, We Don’t Live Together”. L’innovativa tecnica che Coope utilizza per moltiplicare la propria voce e stratificarla senza privarla di intensità emotiva tiene alta la potenza armonica delle pur brevi composizioni.

Il quasi sacro cantilenare a mo’ di campane a festa di “What Doesn’t Work What Does” e la ninna nanna che funge da title track sono attimi di leggerezza in un mare di voci e cori che celebra dolori e tormenti della musica popolare. La ritualità magica e arcana di “Darning Woman” affiora tra madrigali dove dibattono angeli e demoni (“Sorghum”) o nelle più laconiche armonie di una filastrocca che sembra uscire dall’album di Molly Drake (“Woke Up No Feet”).

Che l’ultima traccia “Return To Room” accenni a un sommesso ingresso di pianoforte e strumenti a fiato non corrompe lo stile folk impressionista di Anastasia Coope, un’artista che non ha timore nel presentarsi nuda e cruda come novella Brigitte Fontaine o Yoko Ono. Il suo è un esordio impressionante, forse disturbante, ma senza dubbio non ingannevole o subdolo. Un progetto che potrebbe essere descritto con una moltitudine di parole e associazioni lessicali forbite e auliche, ma nulla è immediato o facile in questo esordio: prendere o lasciare.

17/06/2024

Tracklist

  1. 1. He Is On His Way Home, We Don't Live Together
  2. 2. Women's Role In War
  3. 3. What Doesn't Work What Does
  4. 4. Darning Woman
  5. 5. Sounds Of A Giddy Woman
  6. 6. Woke Up No Feet
  7. 7. Sorghum
  8. 8. Newbin Time
  9. 9. Return To Room

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