In quella succulenta pletora che collega il soul-jazz con inclinazione pop di Davide Shorty e le scorribande orientaleggianti con vocazione fusion di Lndfk, mancava forse l’anello di congiunzione ideale. Insomma, il disco a metà tra le due faccende. Perché di opere nu-soul, suonate benissimo e cantate altrettanto divinamente, nell’Italia degli ultimi cinque anni, ad ostinata trazione urban-rap, ce n’è davvero un gran bisogno.
“Cummei” della brindisina Alea soddisfa proprio tale urgenza. Il terzo disco di Alessandra Zuccaro – così la cantautrice all’anagrafe – evoca dalla prima all’ultima delle sue otto canzoni una spiritualità jazzy che pervade costantemente un’atmosfera briosa, da libellula incantata che sorvola praterie, vulcani e fiori di loto, tra bassi sguscianti, tastiere birichine e chitarrine che non esondano mai più di tanto, lasciando che la voce sensualissima, educatissima, mai strabordante della musicista pugliese giochi libera sulle note e sui graziosi saliscendi emotivi di un album che racconta in italiano, e talvolta in brindisino, anche “un’emigrazione interiore” e altrove “fisica”, stando alle parole della stessa Zuccaro.
Il sottotitolo, del resto, esplica parecchio: “MediterraNeoSoul”. E’ un manifesto d’intenti dentro un gioco di parole che sottintende “l’unione tra la musica soul e la cultura del Sud Italia o di tutti i Sud del mondo”. E ancora, riprendendo le riflessioni di Alea sulla genesi delle tracce: “Quando ho iniziato a tracciare l’ordine dei brani per il disco, mi sono accorta che inconsapevolmente avevo scritto un racconto di cui ciascuna canzone rappresentava un capitolo del libro”.
Le prime canzoni di “Cummei” sono state ideate e composte, anche se a distanza, in quanto in piena pandemia, con la collaborazione della precedente formazione Alea & the Sit. Dunque Giuseppe Trivigno (pianoforte), Aris Volpe (batteria) e Giuseppe Pignatelli (basso). Un assetto collaudato a cui si sono via via aggiunti il pianista e producer Pasquale Strizzi, protagonista nei brani “Sublimazione” e “These Waves”, e il polistrumentista Marco Falcon, che ha contribuito agli arrangiamenti dei brani “Mediterraneo” e “Do You Remember My Name”, le stesse canzoni in cui spunta anche la voce (e la penna) inconfondibile di Mama Marjas.
La collaborazione con il collettivo milanese Soul Circus, con il quale Alea porta in scena uno spettacolo di musica soul e funk dagli anni 60, si sente o quantomeno percepisce qui e là nelle trame di un disco polivalente, sia per le fascinazioni r’n’b (“Mediterraneo”) che per le fughe electro-jazz-fusion che esaltano varie parti strumentali (“In The Mood”).
Alea resta sospesa in un tempo immaginario, infarcisce i suoi momenti con parlati improvvisi misti a guizzi vocali. Tra le tante alchimie, da segnalare a mani basse “P.S.” con i suoi cambi di passo (e umore) azzeccatissimi.
Tirando le somme, “Cummei” centra l’obiettivo elencato poco sopra. E riesce allo stesso tempo a brillare di luce soul/jazz propria. Il che è, ribadendo il concetto in partenza, una piccola grande manna dal cielo. Peccato, infine, che sia uscito negli ultimi giorni del 2023, quando tutte le classifiche italiane erano state già stese, pardon: stilate.
07/04/2024