MON LAFERTE - Autopoiética

2023 (Universal)
art-pop, latin alternative

Come la preferite Mon Laferte? Come la rocker dirompente degli esordi? Oppure vi piace di più nei panni di appassionata interprete bolero? Ne avete apprezzato particolarmente la veste da popstar sui generis esplorata attraverso “Norma”? O forse avete trovato più interessanti le pulsioni autoriali dei due dischi del 2021? Quale che sia la risposta, non ha alcuna importanza. Già proiettata in avanti, pronta a ridefinirsi a ogni nuovo appello, la formidabile musicista cilena di recente naturalizzata messicana sfugge a qualsiasi categorizzazione, trova un nuovo percorso verso cui instradarsi, lasciar confluire la sua debordante personalità. Autopoetica, per l’appunto. Recuperando il termine ideato nel 1980 dai biologi Humberto Maturana e Francesco Varela per circoscrivere un sistema che si mantiene e si riproduce dal suo interno, l’autrice ne sfrutta il significato per adattarlo a sé, a una creatività che alla volta del nono album è ben lontana dall’esaurirsi. Anzi, si rilancia con straordinaria grinta, delineando un’esperienza tra le più avvincenti della musica latinoamericana degli ultimi anni.

Dalla durata tutto sommato compatta, eppure proteiforme negli umori e nelle attitudini esibiti, in un susseguirsi dei brani che manifesta una chiara inclinazione progressiva, “Autopoiética” è album che riassume le varie anime esibite da Laferte nel corso della sua carriera, e che allo stesso tempo le polverizza, le rende materia vergine, potenziale da sfruttare per nuove coraggiose architetture. L’esperienza vocale acquisita ai tempi di “Vol. 1” e “La trenza” consente alla musicista di slanciarsi potentissima sopra pastose reminiscenze bristoliane, come l’introduttiva “Tenochtitlán”, racconto innodico del suo faticoso cammino di artista. In uno schiocco di dita lo scenario cambia totalmente, e in rapida successione scorrono la cumbia psichedelica, tutta in vocoder, di “Te juro que volveré” (straziante resoconto di una promessa non mantenuta), la bossa-nova muy caliente di “Préndele fuego”, il neoperreo cupo di “NO+SAD”, feroce dissing verso tutti coloro che hanno criticato l’attitudine iconoclasta della musicista.

È un vero sollievo che tale cornucopia di stimoli non soltanto non porti al sovraccarico, ma abbia una sua logica interna, un forte sostegno narrativo che ne giustifica pienamente il flusso e la disposizione.

E così “la stronza pacchiana, la feminazi comunista” prosegue il suo cammino affrontando la solitudine e il disprezzo, sposa con tenacia il suo costante desiderio di rinnovamento (i riferimenti mitologici che si infiltrano nello stacco di salsa di “Metamorfosis”), esplicita tutto il suo potere pur contenendo al massimo le parole (la dance perturbante della title track). Prosegue nel suo cammino di decostruzione: in “Casta Diva” l’interpolazione di un riddim reggaeton e di un tonitruante coro sotto la celeberrima aria della “Norma” di Bellini fanno di tutto per alterare il leggiadro slancio del cantabile. E se “Pornocracia” pare scivolare via come il più standard dei bolero, ci mette poco a rivelare la sua natura vischiosa, riflesso di un titolo che gli inserti in italiano rendono ancora più laido. Con lo stesso coraggio che ne ha sostenuto finora ogni passo, Mon Laferte avanza incurante degli ostacoli e delle accuse, scrivendo un nuovo, elettrizzante capitolo della sua storia. Ancora più curiosa e libera, pronta a rigenerarsi di fronte a una nuova barriera: al prossimo giro sarà tutta un’altra musica.

30/01/2024

Tracklist

  1. 1. Tenochtitlán
  2. 2. Te juro que volveré
  3. 3. Préndele fuego
  4. 4. NO+SAD
  5. 5. Metamorfosis
  6. 6. Autopoiética
  7. 7. Block 16
  8. 8. Levitico 20:9
  9. 9. 40 y MM
  10. 10. Pornocracia
  11. 11. Amantes suicidas
  12. 12. Artículo 123
  13. 13. Mew Shiny
  14. 14. Casta diva

MON LAFERTE sul web